YONAGUNI, L’ALTLANTIDE D’ORIENTE

Nei fondali del Mar della Cina, nei pressi dell’Isola di Okinawa, l’ultima isola delle Ryukyu, è stata scoperta una struttura misteriosa, rimasta nascosta nei fondali marini per oltre 10.000 anni.
A quanto affermano gli archeologi, si tratterebbe della più antica costruzione mai realizzata dall’uomo.
Le rovine si sviluppano lungo un ampio tratto di fondale marino di cui la piramide, l’elemento che mostra più di ogni altro l’intervento umano sulla struttura, ne occupa 15.000 mq.

Alcuni sostengono che la piramide di Yonaguni rappresenti la prova dell’esistenza del mitico continente Mu, colpito da un terribile cataclisma migliaia di anni fa ed inabissatosi nelle acque dell’Oceano Pacifico circa 25 mila anni fa. La notorietà delle leggende su Mu risale al 1868, quando James Churchward, un colonnello dell’Impero coloniale britannico, scoprì alcune tavolette di argilla, conservate in un antico monastero orientale.
Le incisioni effettuate sulle tavole dovrebbero raccontare, in una lingua a noi ancora sconosciuta, la storia del leggendario continente scomparso. Mu, spiegarono gli anziani al colonnello, era un enorme territorio dove, circa 50 milioni di anni fa, aveva avuto origine la vita. Fu proprio il popolo di Mu che colonizzò tutto il mondo, eleggendo in ogni paese un re figlio del Sole, la stella che consideravano loro dio. Forse è solo un caso, ma anche la religione nipponica dello Shintò fa risalire le origini della stirpe imperiale alla dea solare Amaterasu.
“Non c’era mai stata brutalità tra quelle genti…gli abitanti di Mu erano grandi navigatori, ed esercitavano con maestria l’arte dell’architettura: costruivano imponenti templi e palazzi di pietra. Le vie, sempre di peitra, erano lastricate con tanta maestria che l’erba non riusciva a crescere tra le fessure.” Churchward spiega come Mu fosse formata da sette città diverse, e di come adorassero il sole nei loro templi scoperti.

Ma un giorno, in seguito a numerosi terremoti, Mu sarebbe sprofondata, avvolta dalle fiamme dei vulcani appena risvegliati. Onde spaventose si abbattevano sulle coste, penetrando fino nell’entroterra. “Mu, l’Impero del Sole, sprofondò in un abisso, ora si trova nella landa delle tenebre, dove il sole non lo illumina mai… Una coltre d’acqua divenne il suo sudario funebre”, narra il libro di Churchward, il quale conclude la sua descrizione dicendo che “il regno ora giace nelle profondità dell’Oceano Pacifico”.

La piramide a gradoni di Yonaguni fu scoperta solo nel 1985, durante un’immersione di Kikachiro Aratake, un tuffatore sportivo locale, a circa 150 metri al largo dell’isola di Okinawa.
La struttura è posta a 25 metri di profondità e, nonostante i pareri siano discordi sull’effettivo intervento dell’uomo nella realizzazione della costruzione, Masaaki Kimura, geologo marino con cattedra al Dipartimento di Scienze della Terra, presso l’Università di Ryukyu, dopo numerose immersioni nella zona ha dichiarato di essere assolutamente certo che la struttura è una realizzazione artificiale. Lo studioso è giunto a tale conclusione dopo molto tempo, poiché, come lui stesso ha affermato, le enormi dimensioni della struttura e la sua irregolarità hanno reso difficile la ricostruzione del suo aspetto originale.
“Ho studiato le strutture sottomarine dell’isola di Yonaguni, presso l’Iseki Point, per oltre dieci anni” spiega Kimura, “Ho compiuto personalmente più di 100 immersioni in quel sito. Posso affermare, dopo analisi compiute col Carbonio 14 e altri metodi, che l’intera strutturaè stata costruita da esseri umani all’aria aperta, oltre 10.000 anni fa. Inoltre ho notato differenze fondamentali tra le antiche civiltà giapponesi a noi note, come quella Jomon, e quella di Yonaguni: la cultura Jomon non ha mai costruito piramidi o strutture megalitiche. I castelli piu antichi presenti nelle isole di Okinawa come il castello di Shuri o quello di Nakagusuku sono stati costruiti 500 anni fa, e i loro costruttori sono storicamente ben noti. Non sono in alcun modo associabili alla civiltà Yonaguni.”

L’edificio principale infatti è una enorme piramide, un blocco di roccia alto 20 metri, largo 150 e lungo 200 metri e, poiché la sua completa immersione sarebbe stata causata dall’innalzamento del livello del mare, si presuppone – visto che il fenomeno è avvenuto 9-10.000 anni fa con l’ultima glaciazione – che anche la struttura risalirebbe almeno a quell’epoca. Altri 5 edifici minori circondano la piramide. Tale affermazione sarebbe confermata dagli esami al C-14, dalla termoluminescenza e dalle rilevazioni del Gruppo di Ricerca Sottomarina dell’Università di Ryukyu. Dalla facciata principale della costruzione, posta a Sud, si sviluppano le scalinate che portano alla zona dei terrazzamenti (a Ovest) e a quella che gli studiosi hanno definito “sacra” (posta ad Est).

Il prof. Kimura spiega che la struttura si compone di enormi blocchi di pietra sui quali sono stati effettuati intagli per realizzare i terrazzamenti e le scale che ne caratterizzano l’aspetto piramidale. I ricercatori hanno inoltre scoperto l’esistenza di pietre rotonde, che potrebbero far parte di un rudimentale sistema per drenare l’acqua piovana, poste nelle vicinanze di solchi scolpiti sulle superfici di roccia, probabilmente con la funzione di grondaie.
Ad Est, la sezione della piramide è stata definita “sacra” perché conservava strani reperti, le cui funzioni restano ancora incomprensibili: una “scultura” simile a un uccello di pietra, un blocco di roccia scolpito a forma di tartaruga simile alle kamekobaka (letteralmente “tombe a guscio di tartaruga”) ritrovate anche a Okinawa, poi una sorta di “vasca” dal profilo triangolare scavata nella roccia, denominata ‘Piscina a Triangolo’. Si tratta di una depressione triangolare che rammenta i Kaa, fontanelle artificiali di acqua potable presenti nel castello Gusuku dell’antica Okinawa.

Ma è a Nord che si trova quello che si pensa sia il vero oggetto di culto: posto al centro di un’ampia pedana, si trova una sorta di dolmen formato da una roccia orizzontale di 3 metri per 3, sostenuta da due pietre circolari più piccole. Un altro edificio sottomarino, denominato ‘Goshintai’, contiene una pietra incredibile, probabilmente un orologio solare, battezzato da Kimura ‘Teda-ishi’, ossia pietra del sole. Questa pietra rappresenta forse Ra-Mu, la divinità solare di cui parlava Churchward?

Poco lontano dal tempio, è stato trovato un altro strano reperto, che per il professor Kimura è la prova definitiva dell’intervento umano a Yonaguni: si tratta di un megalite dalla forma di volto umano alto sette metri, molto simile alle famose sculture dell’Isola di Pasqua, i Moai. Una serie di intagli nella parte superiore di questo reperto sembrano definire le fattezze di un viso e, nelle fessure orizzontali che corrispondono alle cavità oculari sono incastonate due pietre che potrebbero rappresentarne gli occhi. “Gli occhi sono chiaramente opera dell’uomo”, commenta Kimura con un sorriso, “Un famoso tuffatore, Jacques Mayol, disse che erano fatti molto bene, gli piacevano molto, e da allora li chiamiamo ‘Occhi di Jacques’.

Altra certezza, riguardo l’intervento dell’uomo sulla piramide di Yonaguni, è data dalla presenza di una porta, chiamata ‘Cancello ad Arco’, che conduce a una strada circolare. “La ‘Strada ad Anello’- ci spiega Kimura – è una sorta di via che circonda l’edificio principale di Yonaguni. È larga sei metri in genere, anche se in alcune parti ne raggiunge 15. Questa via e tutto il palazzo sono circondati da un muretto, c’è una sola apertura che abbiamo chiamato ‘Cancello ad Arco’, perché è sormontata da un arco di pietra alto 1.70 e largo un metro”. Inoltre sono stati rinvenuti numerosi attrezzi di pietra alla base della “piramide” sottomarina, che presentano interessanti similarità con alcuni utensili trovati a Taiwan. Si tratta perlopiù di asce non levigate, e sono state stimate antiche di 10.000 anni.

Vi sono, inoltre, numerose strade che corrono tutt’intorno e pareti di roccia ricche di incisioni che potrebbero essere i segni di una scrittura pittografia ancora indecifrabile, ulteriore elemento questo, che sottolinea la straordinaria evoluzione di chi realizzò il tempio.
Secondo Churchward a Mu gli edifici e i templi erano fatti in pietra, così come le strade, costruite ad arte attorno ai palazzi. In effetti diversi elementi, tra cui l’impossibilità di ricondurre quanto rinvenuto sul fondale di Yonaguni a civiltà nipponiche note, fanno pensare che forse il vecchio colonnello inglese non avesse affatto torto. Terremoti, maremoti e uragani in Giappone non sono affatto insoliti, e l’oramai pacifica shilouette del monte Fuji ci ricorda che anche l’attività vulcanica un tempo era presente nella zona.

Ma chi furono i costruttori di questa imponente opera, quali fossero le loro regole, le conoscenze acquisite, quanto fossero tecnologicamente progrediti, restano ancora punti interrogativi.
Per nostra fortuna, il professor Kimura continuerà ancora a lungo a studiare i reperti subacquei di Yonagumi in cerca di risposte, a dispetto dei problemi climatici e delle pericolose correnti che colpiscono quel tratto di mare per gran parte dell’anno.
Speriamo che le sue ricerche gettino un po’ di luce sul mistero di Yonaguni, così da sapere cosa si cela dietro quelle enormi costruzioni, rimaste nascoste per millenni sotto le fredde acque dell’oceano Pacifico.

Fonte: strangedays.it

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: