Wikileaks annuncia nuovi documenti Al Jazeera: “Torture e civili uccisi”

Wikileaks ha preannunciato per domani una nuova pubblicazione di documenti segreti, senza specificare quale sarà il tema. Citando non meglio precisate fonti del sito fondato da Julian Assange, la tv araba Al Jazeera ha anticipato rivelazioni su torture e crimini commessi in Iraq dagli stessi iracheni e dagli americani nel periodo che va dal gennaio 2004 alla fine del 2009 e sul bilancio delle vittime del conflitto, almeno 109 mila morti (il 63% dei quali civili) dal momento dell’invasione all’anno scorso. Immediata la reazione dell’amministrazione di Washington che tramite il segretario di Stato Hillary Clinton  ha condannato “nei termini il più chiari possibile” la divulgazione di qualsiasi documento che metta a rischio la vita di soldati o civili americani.
Secondo la ricostruzione fornita da Wikileaks su Twitter, i nuovi documenti erano stati dati ad alcuni mezzi di informazione internazionali in vista di una conferenza stampa convocata per domani a Londra. Ma Al Jazeera ha rotto l’embargo e i dossier sono finiti in rete già oggi. Dossier che rivelano “numerosi casi di tortura praticati da poliziotti e soldati iracheni nei confronti di prigionieri iracheni”, mentre gli statunitensi “erano al corrente del ricorso alla tortura autorizzato dallo Stato (iracheno), ma hanno ordinato alle loro truppe di non intervenire”. Inoltre, ha aggiunto l’emittente, “centinaia di civili sono stati uccisi durante il conflitto a posti di blocco dell’esercito americano”.
A quanto pare, i dossier, quasi 400.000 rapporti dell’esercito Usa, sono stati passati a Wikileaks dallo stesso analista dell’intelligence militare Bradley Manning che avrebbe dato al sito una tranche di 90 mila documenti sulla guerra in Afghanistan che furono pubblicati a fine luglio. Al Jazeera ha avuto accesso ai documenti per le ultime dieci settimane. Tra i media che hanno avuto acceso ai dossier c’è il britannico Guardian che ha pubblicato online un primo resoconto delle rivelazioni.
Wikileaks scatenò un putiferio mesi fa 1, rendendo pubblici 77.000 documenti sulla guerra in Afghanistan, e annunciando di averne nel cassetto altri 15.000 altrettanto esplosivi. Lo “scoop”, incentrato sui rapporti riservati dei comandi Usa che hanno rivelato numerosi punti oscuri – a cominciare dalle squadre con licenza di uccidere i leader di Al Qaeda e dall’insofferenza per l’attività di Ong come Emergency – ha fatto piovere sulla testa di Assange moltissime critiche. “Assange – protestò il capo degli Stati maggiori Usa, Mike Mullen – può dire tutto quello che vuole sulle sue fonti e sul suo diritto a pubblicare documenti segreti, ma la verità è che sulle sue mani c’è il sangue dei nostri soldati”.
Poi su Assange è caduta una tegola pesante, con le accuse di stupro in Svezia 2 in un’inchiesta dai contorni oscuri, e un mandato di arresto spiccato e poi ritirato. “E’ uno sporco trucco”, accusò l’australiano puntando l’indice contro l’intelligence statunitense.
Proprio oggi, prima dell’annuncio della nuova pubblicazione, il segretario generale della Nato aveva lanciato un nuovo monito: “Queste fughe di notizie  sono molto inopportune e con conseguenze negative in materia di sicurezza e per le persone coinvolte”, aveva detto Anders Fogh Rasmussen, nel corso di una conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco Angela Merkel a Berlino. “Potrebbero mettere in pericolo la vita dei soldati e dei civili”, aveva aggiunto.
Una posizione ribadita anche da Washington, con il Pentagono che ha messo in guardia sul fatto che i documenti militari segreti che stanno per essere pubblicati da Wikileaks “possono minacciare le truppe Usa o gli iracheni che cooperano con gli americani”. Ciononostante, “per quanto riguarda la natura dei fatti contenuti in questi documenti, anche nei casi in cui iracheni innocenti sono stati uccisi o dove vi sono accuse di abusi ai danni di detenuti, si tratta di cose già emerse nel corso del tempo”, ha detto il portavoce del dipartimento alla Difesa Dave Lapan. I militari statunitensi hanno infatti già pronto un team di 120 esperti per analizzare la nuova documentazione. Anzi, gli americani sostengono di sapere già da dove arrivi lo “scoop”: da un database iracheno, e chiedono che siano “restituiti i documenti trafugati”.

Fonte: Repubblica.it

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: