“Gli Annunaki ed il misterioso archeometro astronomico scoperto in Puglia”

“Uno strano figlio ho generato.
Non è come ogni altro
essere umano……”
(dal libro di Enoch)

Circa 10.000 anni fa l’uomo “loquens” ha lasciato i primi graffiti impressi sulla roccia. Egli non era in grado di esprimere, attraverso una scrittura seppure rudimentale, le emozioni, le sensazioni, perché il suo linguaggio primitivo non gli permetteva ancora una rappresentazione “logica dei pensieri” od una “trasmissione degli eventi” costruite secondo una scala grammaticale comprensibile.
Egli ha imparato a riprodurre nel fango, sulle rocce e nelle caverne gli animali… gli Dei. Il pittogramma è stata la sua prima forma di “espressione compiuta” per ricordarci un Passato remoto in cui la Terra era probabilmente meta degli “Dei alati”. Molti studiosi hanno condotto ricerche sull’origine non “terrestre” della specie umana ottenendo il più delle volte dei risultati “assurdi ed incongruenti”. Ma proprio grazie a queste insolite conclusioni oggi incominciamo ad interrogarci sempre di più sulla nostra “misteriosa” comparsa sulla Terra. Quarant’anni fa i paleontologi americani Ralph e Rose Solecki hanno scoperto nelle montagne del Kurdistan (Turchia) una grotta alquanto strana. Un carotaggio geologico, effettuato al suo interno, ha evidenziato ben sedici strati di insediamento umano corrispondenti a circa centomila anni. Al centro della caverna era situato una specie di altare, coperto di ocra rossa, sotto il quale sono stati rinvenute centinaia di ali di uccelli tagliate con uno strumento molto affilato, secondo un particolare rituale. In seguito alcuni di questi reperti sono stati sottoposti all’esame del carbonio 14 ed il risultato ottenuto ha dimostrato, senza alcun dubbio, che essi risalivano tutti a 10.870 anni prima.

A circa 200 chilometri dalla caverna, nel lago russo di Van ed in un cunicolo sotterraneo ubicato ad Hayonim in Galilea, sono state rinvenute tracce di analoghi riti legati ai “Veglianti dalle grandi ali”. Nel libro di Enoch, settimo patriarca, troviamo riportate inquietanti tradizioni che si riferiscono ad un’arcaica umanità differente, nei tratti somatici, a quella odierna. Enoch parla di una razza formata da esseri di luce con le ali chiamati “Osannes” e descrive il suo viaggio a bordo di una macchina volante in compagnia di alcuni di questi angeli: “Enoch camminò con Dio e non ci fu più, poiché Dio lo rapì” (Genesi: 5,24). Egli riferisce ancora di aver appreso che alcuni di questi Dei si erano accoppiati con le donne della Terra dando origine ad una razza di giganti. Uno di questi esseri giganteschi, Kas (figlio del “serpente”), aveva insegnato ai “terrestri” numerose tecniche ed i metodi di fecondazione artificiale. Infatti in un passo del libro leggiamo: “uno strano figlio ho generato. Non è come ogni altro essere umano, ma mi sembra il figlio degli angeli del cielo, perché diverso è il suo aspetto, ed egli non è come noi…..Non mi sembra figlio mio, ma degli angeli”.
Troviamo tracce di questi esseri giganteschi, sotto forma di “geoglifi”, in Cile (il gigante di Tarapaca nel deserto dell’Atacama, alto 95 metri e largo 20 metri), nel Sud America, negli USA, in Australia, in Israele e perfino in Europa. Le incisioni appartengono ad epoche molto distanti tra loro databili da 50.000 anni fa fino al XVIII secolo. Tra il 1936 ed il 1939 due studiosi Lebeuf e Griaule, durante una spedizione nelle pianure del Ciad, hanno scoperto l’esistenza di un antico popolo chiamato “Sao”, formato da individui molto alti. Purtroppo questa strana etnia è stata, con ogni probabilità, distrutta dagli Arabi alla fine del IX° secolo. Sul luogo sono stati rinvenuti numerosi sepolcri di dimensioni inusuali e gioielli di bronzo che raffiguravano “esseri ibridi” completamente diversi dalla razza umana. E’ singolare che tutti gli appunti di viaggio ed i risultati degli studi condotti dai due ricercatori siano stranamente svaniti nel nulla….
Nel 1924 a Glozel, nei pressi di Vichy nell’Allier, Emile Frendin ha scoperto un insediamento appartenuto ad un popolo le cui ossa del cranio erano più grandi di circa il doppio delle scatole craniche attuali e le orme dei piedi, rinvenute su basi di argilla, erano gigantesche. Anche la scrittura incisa su formelle e tavolette di terracotta presentava caratteristiche grafiche simili ad un alfabeto pre-etrusco e ritenuto, da molti studiosi, addirittura di origine “atlantidea”. I manufatti di ceramica trovati a Glozel sono stati analizzati intorno agli anni ’70 con il metodo della “termoluminescenza” da parte dei professori Vagn Mejdhal (Danimarca), Hugh Mackerrel (Edimburgo), Henri Francois (Francia) e Zimmerman dell’Università di Washington. Le conclusioni delle ricerche hanno confermato che le ceramiche analizzate risalivano inspiegabilmente ad alcuni millenni prima. Analoghe descrizioni di esseri “celesti” di alta statura le ritroviamo in alcuni papiri rinvenuti a Qumran, la furibonda lotta fra i “figli della Luce” contro i “figli delle tenebre”. Presso lo Smithsonian Museum di Washington si trovano numerose testimonianze riguardanti reperti “anomali e misteriosi”. Sono infatti oggetti impossibili, dall’origine sconosciuta per l’archeologia ufficiale, realizzate dagli uomini per imitare gli “arnesi” appartenuti agli Dei. Nel Museo si possono ammirare anche degli strani anelli in bronzo ritrovati anche a Cupra Marittima., adoperati come ornamenti funerari e posti sul ventre del trapassato che li teneva fermi con la “mano destra”. Gli stessi cerchi sono incisi sul corpo del Guerriero di Capestrano che nel settembre 1934 Michele Castagna ha rinvenuto in località Cinericcio. La statua del guerriero, alta 2 metri e 9 centimetri, con uno strano copricapo a “piatto” ed una maschera sul volto, ricorda stranamente le fattezze fisiche del faraone Akhenathon. Da notare inoltre che presenta le braccia ripiegate sul ventre per proteggere i “cerchi spaziali”. A destra della statua compare sul piastrino la seguente enigmatica iscrizione:

“Ma Kupri Koram opsut Aninis Rakinevii Pomp()ti”.

Che alcuni studiosi hanno così tradotto: “Aninius fece me bella statua per R.P.”.
Applicando, invece, il codice aureo si ottiene il seguente significato:

“Se poni i cerchi di Cupra sul cuore annulli il tempo”.

Nel bassorilievo del Trypilon di Persepoli (VI-V secolo a.C.) è rappresentato lo stesso anello nelle mani del dio persiano Ahura Mazda. Tutto ciò proverebbe che la “civiltà umana” risalirebbe a periodi anteriori alla comparsa dell’australopitecina Lucy così come è riportato nelle famose “ Sette Stanze di Dzyan”, straordinario lavoro di Elena Petrovna Blavatsky. Questo libro, custodito in un vecchio monastero tibetano, è composto da due dischi di diverso diametro che avrebbero la proprietà, se toccati, di far rivivere eventi della Storia attraverso immagini cerebrali. E proprio nella settima stanza si legge fra l’altro: “Allora i costruttori, indossate le loro prime Vestimenta, discendono sulla Terra radiosa e regnano sugli Uomini che sono loro stessi”.Un’altra testimonianza ci viene fornita dai due antropologi francesi Marcel Griaule e Germaine Dieterlen che per molti anni hanno vissuto a contatto dei Dogon, un misterioso popolo che vive nel Malì. I due studiosi avevano infatti scoperto che gli sciamani possedevano delle incredibili conoscenze, ereditate dagli antenati. Una loro leggenda narra della venuta sulla Terra di strane creature, chiamate Nommo, per metà uomini e per metà pesci, sbarcati anche in Mesopotamia ed in Egitto. Tutti gli elementi fin qui raccolti provocano un certo imbarazzo nella scienza positivista che rimane disarmata di fronte a tali prove sconcertanti. Spesso, però, è proprio la Bibbia a venirci in soccorso sottolinenado la “diversa origine” della nostra progenie. Un esempio lampante ci viene offerto dal passo 6,2 della Genesi che illustra la strana congiunzione fisica tra i “Nefìlim” (stirpe di esseri di fuoco) con le donne terrestri (figlie degli uomini). Quindi si è trattato di un incontro tra razze diverse? L’una in grado di “volare” e detentrice di arcane tecnologie e l’altra “incubatrice” della nuova specie? La ragione “razionale” rifiuta tutto ciò che é al di là della “linea di confine” ma bisogna osare per provare e convincerci del contrario perché “fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir Virtute e Conoscenza” (Dante). Ma se tutte queste “prove” non dovessero ancora risultare sufficienti per convincere gli “scettici” prendiamo in esame un altro caso straordinario: la grotta di Lascaux nella Dordogne (Francia). In questa singolare grotta, risalente a 17.000 anni fa all’età della pietra, è dipinto un immenso affresco formato da 1.600 figure. Nella cosiddetta “sala dei tori”, posta vicina all’ingresso, troviamo dipinti a semicerchio sulla volta, quattro “auroch” (molto simili ai nostri attuali tori) ed un “liocorno” che vogliono rappresentare una mappa celeste. I disegni sono stati realizzati con un pigmento di manganese nero e proprio sopra la testa del primo toro, posto sulla destra, sono stati posizionati, ad opera della “stessa mano”, sei piccoli cerchi. Non sono altro che le Pleiadi della costellazione del Toro. Nella grotta compaiono altre otto costellazioni (Sagittario, Orione ecc.), disposte lungo l’eclittica, che con sbalorditiva precisione ricostruiscono una sorta di zodiaco preistorico e proseguendo all’interno troviamo in un ambiente denominato “pozzo dell’uomo morto” un dipinto che raffigura un essere umano sdraiato per terra che stringe nella mano uno strano bastone, adoperato per i rituali sciamanici. L’uomo primitivo di Lascaux ha scelto il pittogramma del toro perché, testimone di un evento che ha segnato profondamente il suo immaginario, ha voluto indicare le coordinate delle stelle dalle quali provenivano gli Dei. La costellazione del Toro, situata a nord-ovest di Orione ed a sud-ovest di Auriga, riproduce la forma a “V” della testa e ricorda stranamente il primo simbolo del tetragramma rinvenuto all’interno della piramide di Keope. Nella stessa costellazione ritroviamo i due ammassi stellari formati dalle Iadi e dalle Pleiadi indicati da altre civiltà come i luoghi da dove sono partiti alcuni Dei per “colonizzare” il nostro Pianeta. I Sumeri comparsi in Mesopotamia all’inizio dell’era precessionale del Toro (4.320 a.C.) raffiguravano il dio solare Tesup o Teschub sotto forma di Toro per indicare l’omonima costellazione. Non è casuale che il Gran sacerdote Senmutt nella sua tomba “astronomica” abbia fatto dipingere il dio Horus che indica con una lunga asta (il vincastro di Osiride) la costellazione del Toro (2.450 a.C.), sede degli Dei Epagomeni. Ma anche nella Bibbia ci sono espliciti riferimenti alle Pleiadi e ad Orione in un versetto del libro di Giobbe (38, 31-33). Anche Dante Alighieri sembra volerci indicare l’origine extraterrestre della “prima gente” con le seguenti terzine del Purgatorio: “Io mi volsi a man destra e posi mente all’altro polo, e vidi quattro stelle non viste mai fuor che alla Prima Gente. Goder pareva il ciel di lor fiammelle: o settentrional vedovo sito poi che privato se’ di veder quelle!”.
Ma anche i sacerdoti egiziani custodivano la memoria di questi “incontri ravvicinati” nella famosa biblioteca di Alessandria, distrutta in seguito per eliminare prove imbarazzanti. Ma forse qualcosa si è salvata dalla umana damnatio…….! A dicembre 2002 è stato pubblicato sulla rivista New Scientist il risultato di una ricerca condotta da scienziati argentini e brittanici relativa alla scoperta di un decimo pianeta, denominato X, che graviterebbe oltre l’orbita di Plutone. Questa notizia ha creato notevole fermento fra gli astronomi perché si sono trovati di fronte ad un corpo celeste localizzato dopo la fascia di Kuiper e di dimensioni più grandi rispetto a quelle della Terra. Si ipotizza che anche su questo pianeta ci possano essere ghiaccio e molecole di tipo organico e quindi delle forme di vita. Ma la cosa sconcertante è che il pianeta X appaia con il nome di Nibiru su un sigillo accadico risalente a 5.000 anni fa. Il sumerologo russo Zecharia Sitchin studiando la tavoletta, custodita al Museo di Stato di Berlino e proveniente dalla biblioteca Reale di Ninive, ha constatato che sulla sua superficie è inciso con straordinaria precisione il sistema solare prima che un evento catastrofico ne modificasse l’originaria disposizione. Probabilmente questa trasformazione è stata causata dall’entrata di Nibiru nel nostro sistema solare e dalla susseguente collisione con un altro pianeta denominato Tiamat e situato fra Marte e Giove. Grossi frammenti di questo pauroso impatto avrebbero poi dato origine alla Terra ed alla Luna. Ma come facevano i Sumeri a conoscere le dimensioni dei corpi celesti e la loro esatta disposizione nel sistema solare ? E perché sostenevano che Nibiru fosse abitato ? Misteri che ancora attendono una risposta.
A questo punto entrano in ballo nuovamente gli Annunaki. Sitchin sostiene che questo popolo di giganti extraterrestri sia giunto sulla Terra più di 200.000 anni fa proveniente per l’appunto da Nibiru. Tutto fa supporre che gli Annunaki abbiano dato vita ad una razza ibrida creata dall’unione di alcuni di loro con l’uomo erectus per utilizzarla, come schiavi, nell’estrazione di alcuni minerali indispensabili alla loro stessa sopravvivenza.. Questa sensazionale ipotesi trova concreto riscontro negli ideogrammi contenuti nel famoso Cippo di Horus dove è documentata la manipolazione genetica di una specie di scimmia da parte degli Dei Epagomeni. E non è un caso che in alcuni sigilli sumeri vengano mostrati degli esseri umani distesi su dei tavoli operatori mentre vengono irradiati da un’energia sconosciuta in presenza di numerosi Dei. A Bari in una zona ritenuta “sacra” dove sono presenti testimonianze di insediamenti neolitici, numerose grotte ed alcune chiese rupestri, nei pressi del casale di Sao, insiste un ipogeo con criptoportico al cui interno, sul soffitto, è inciso un archeometro astronomico. E’ identico a quelli ritrovati in Grecia, a Old Bewick, Nothumberland (Inghilterra), a Newgrange (Irlanda), sulla pietra sacrificale di Ickfield Moor nello Yorkshire e sulla “tavola juringa” degli aborigeni australiani. L’archeometro riproduce in scala gli stessi glifi apparsi, dagli anni ’90 in poi, in alcune formazioni di crop circles ed esattamente a: Bishops Cannings (3 maggio 1990), Barbury Castle (16 luglio 1991), Netz presso Waldeck (23 e 24 luglio 1991), Codhurst, presso Lethbridge, Alberta (Canada, 31 agosto 1991), fattoria “Firs” (18 giugno 1992), Milk Hill (16 luglio 1992). Se prendiamo come paragone il disegno del cerchio nel grano apparso nel 1990 presso Hopton, Norfolk, notiamo immediatamente che la sua struttura è identica a quella dell’archeometro da noi scoperto, in esso è infatti rappresentato il Sistema Solare, compreso Nibiru, il pianeta detto “del transito”. Fra le incisioni però compaiono anche sei “lune” e sul lato destro viene riportata la probabile rotta celeste (simile a quella incisa sulla lastra da noi inviata con il Pioneer 10) che indicherebbe il tragitto effettuato dagli “Dei Alati” per giungere sulla Terra; subito dopo si nota la rappresentazione schematica dell’atomo di idrogeno. A conferma del fitto mistero che avvolge il passato della nostra specie, nella grotta, in alto sulla sinistra, è scolpito nella roccia un essere alato dalla grossa testa che sembra voler sorvegliare l’ingresso. Nella sua rappresentazione antropomorfa il soggetto ricorda moltissimo le antiche statuette sumere raffiguranti i “Guardiani Cosmici”. Indubbiamente una tale scoperta va a stravolgere le teorie sin qui avanzate ed il mistero di altri archeometri e delle pietre incise dagli Dei resta irrisolto. Ma questi petroglifi sembrano ricordarci un passato remoto in cui la Terra era meta di visite da altri mondi. La scienza ufficiale non condivide queste interpretazioni e di conseguenza preferisce “negare” anzichè “spiegare” queste testimonianze di pretese comunicazioni che qualcuno ha disegnato e lasciato agli uomini del futuro. Fra i numerosi misteri legati ai messaggi “in codice” dobbiamo ricordare la “placca metallica di Edmonton” (Canada) rinvenuta il 4 novembre 1967 da un certo Leonardo Romano nei pressi della sua abitazione. La lastra, lunga 17 centimetri e spessa solo un millimetro, è coperta di simboli e lettere che non appartengono ad alcun alfabeto terrestre conosciuto.

[Di Vincenzo Dell’Aere, fonte: www.vdpoint.net]

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