Antichi astronauti in Bolivia e Siria?

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In ambito ufologico esiste da molto tempo una disciplina che viene definita “Paleoastronautica”, materia di studio che si concentra su indizi di presenze ipotetiche extraterrestri nel passato millenario della specie umana.

Numerosi studi e ricerche si sono accumulati negli anni, mescolando elementi che possono essere indiziari di una reale presenza aliena nel passato con fattori (purtroppo) che non hanno nulla a che vedere con questo studio, elementi che fanno parte dello spiegabile convenzionalmente e che scrittori in cerca di notorietà e di “tornaconto” economico tramutano, come tanti “Re Mida”, in prove clamorose che però, in fin dei conti, non hanno nulla di ciò.

In quest’articolo vorrei illustrare alcuni indizi (inediti) che potrebbero (il condizionale è d’obbligo) portare ad ipotizzare che in un passato remoto ci siano state presenze che definire umane è alquanto riduttivo.

Mi concentrerò su due etnie del passato, una è quella della popolazione antica boliviana e l’altra è quella dell’antico regno siriano di Qatna.

I “Grigi” rupestri boliviani

La Bolivia è uno stato del Sud America, colmo di bellezze naturali senza eguali. Le prime tracce di colonizzazione umana risalgono a circa 20.000 anni fa. Fiorirono molte culture, note e meno note, che avevano una loro società e il loro modo di coestistere con l’ecosistema biologico del luogo.

Come in ogni parte del mondo, le prime popolazioni umane del luogo non conoscevano la scrittura e comunicavano con graffiti ciò che vedevano giornalmente. L’arte rupestre era composta da elementi reali, come scene di caccia, animali, elementi sociali, raffigurazioni di costruzioni stilizzate, costellazioni ed altro, ed elementi “spirituali”, non appartenenti al mondo del “reale” come, ad esempio, la stilizzazione dei loro Dei.

Un elemento di questo tipo è quello che si può riscontrare nell’arte rupestre presente nelle rocce di Villagrande.

Villagrande, che si trova ad ovest del Dipartimento di Santa Cruz, appartiene agli altipiani andini. In questi luoghi si sono succeduti popoli che hanno documentato la loro presenza con dei disegni su rocce e all’interno di caverne.

Tra i vari siti di interesse archeologico e, ipoteticamente, “xeno-archeologico” ci sono due siti che prendono il nome di SC 074 e SC 004.

La grotta SC 074 testimonia un’arte rupestre più antica, evidenziata da impronte di mano “disegnate” sulle caverne. Questo gesto sembrerebbe non avere per molti una importanza notevole, ma per le popolazioni dell’epoca era un segno identificativo, un gesto di presenza e di socializzazione.

Ma la grotta che potrebbe essere indicativa di una rappresentazione di un presunto essere spaziale è quella che porta la sigla di SC 004.

Questa grotta è relativamente più recente e anche le immagini sulla roccia sembrano più complesse.

Il periodo dei disegni, desunto dall’analisi al C14, risale all’incirca al 1.000 d.C. Un etnia stanziale dell’epoca ebbe l’accortezza di disegnare sulla roccia della caverna un volto antropomorfizzato, un volto strano che per gli archeologi rappresenta una divinità con il viso di una “rana”.

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Però se guardiamo bene l’immagine, il volto sembrerebbe avere una strana fattezza, con le orbite oculari molto grandi, con un naso quasi pronunciato e una fessura al posto della bocca.

Potrebbe rappresentare, nessuno lo può negare, anche il volto di un essere notturno, magari quello stilizzato di un gufo oppure una civetta. In Bolivia, infatti, è presente una sottospecie del cosiddetto “Gufo dagli occhiali”. Ma se dobbiamo dar conto a ciò che dicono gli archeologi, il volto rappresenterebbe una divinità col volto di rana e non un semplice volatile.

Le civiltà del passato, ancora più remote, hanno sempre raccontato nei loro miti ancestrali di contatti con esseri provenienti dalla stelle che avevano una tipologia “ibrida”, metà umana e metà animale. Per fare qualche esempio basti ricordare i “Nommo”, spiriti ancestrali dell’etnia dei Dogon (Repubblica del Mali, Africa) e gli “Oannes” babilonesi.

Quindi, se vogliamo azzardare un pò, quel volto stilizzato della divinità con le fattezze di una rana potrebbe (anche) rappresentare un essere che quell’antica etnia boliviana ha “visto” e che ha testimoniato con il graffito rupestre. Non possiamo escluderlo a priori. E poi se guardiamo bene quel volto è molto simile agli extraterrestri, presunti esseri spaziali che oggi chiameremmo “Grigi”.

La misteriosa Qatna

Spostiamoci ora dall’altra parte del globo terracqueo e ci rechiamo in Siria, definita dagli archeologi la “culla della civiltà”.

La prima cultura documentata da ritrovamenti archeologici risale al X° Millennio a.C. ed è rappresentata dall’etnia del Mesolitico (Età della Pietra) denominata dei Natufiani.

Da allora la Siria è stata un crocevia di civiltà umana, con il primo regno risalente al 3.000 a.C. conosciuto come Ebla. Tra queste civiltà che si sono succedute nei millenni ci concentriamo, invece, sul regno di Qatna.

Di questa misteriosa città è stato esplorato soltanto il 10% degli insediamenti e quel poco che è stato scoperto, dal punto di vista della teoria degli “antichi astronauti”, sembrerebbe interessante.

C’è da dire che l’antica Siria è stata una crocevia di influenze etniche, tra cui quella dei Sumeri e quella degli Egizi.

Per fare un esempio, gli antichi Egizi conoscevano ciò che viene definito lo “Djed” (o Zed). Secondo la versione ufficiale degli archeologi, lo Djed indentificava la spina dorsale di Osiride, divinità della Morte e dell’Oltretomba. Secondo, invece, i ricercatori “eretici”, come Mario Pincherle, lo Djed era un oggetto realmente esistito e rappresentava una sorta di torre energetica.

Ebbene, a Qatna sono stati trovati dei reperti che gli archeologi identificano come “elementi decorativi” in avorio, presenti nella Cripta Reale dell’antica città siriana (vedi immagine sotto). Ma se andiamo a vedere bene, questi oggetti sono (in modo sconcertante) uguali agli Djed egizi. Per di più molto più antichi, ossia risalenti alla metà del II° Millennio a.C. Per di più, lo “Djed” di Qatna era a tre livelli, come quello che sarebbe ancora installato (secondo Pincherle) in uno dei gradoni della piramide di Cheope e tenuto nascosto in una delle sue camere segrete.

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Ci domandiamo, come mai Qatna aveva le conoscenze di questo simbolo, che sembrava “esclusivo” solo degli antichi Egizi? Chi fu l’inventore di questa raffigurazione? Gli Egizi che grazie alle crocevie e scambi culturali tra popoli hanno influenzato altre etnie e civiltà oppure il simbolo è stato da sempre presente e queste etnie hanno avuto conoscenza di ciò nei millenni?

Ciò non è dato sapersi, ma l’apparizione di questo simbolo avrà avuto sicuramente un inizio. E se, come afferma Pincherle, fosse stato per davvero un oggetto fisico, una torre per produrre energia, chi ha dato l’assenso a costruire ciò? O le civiltà dell’epoca avevano conoscenze incredibili oppure qualcun’altro “che arriva dalle stelle” ne ha la paternità originaria. Oppure può essere stato un connubio di entrambi i fattori. Fantasticare, ogni tanto, non nuoce.

Se, immaginiamo, che a Qatna era presente qualche “divinità” e, chissà, fosse stata eletta sovrano, quale aspetto poteva avere?

All’inizio dell’articolo, come ricorderete, abbiamo parlato dell’arte rupestre boliviana e raffigurazioni di divinità con occhi grandi. Ebbene un sovrano quatnese era simile a questa descrizione.

In questo caso non riguarda un disegno rupestre, ma bensì una testa di sovrano in terracotta, risalente al periodo del Bronzo (Medio-Tardo c.a 1.700 – 1.400 a.C.).

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Come noterete la testa del sovrano (sopra), che nelle mitologie delle civiltà antiche era il tramite con gli Dei del cielo, ha la caratteristica di avere i bulbi oculari enormi, naso quasi pronunciato e piccola bocca.

Si potrebbe anche obiettare che rappresenti il volto di un semplice essere umano e nessuno lo metterà in dubbio, ma come spiegare che un’altra raffigurazione di volto, risalente al 1.400 a.C. (stesso periodo della testa in terracotta del sovrano), ha le fattezze graziate di un viso umano? In questo caso di donna (immagine sotto)? Perchè questa incredibile differenza somatica se il periodo storico e localistico è identico?

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Conclusioni

Questi qui proposti sono solo alcuni indizi che farebbero per davvero pensare che il passato dell’umanità, sin dagli albori, sia stato influenzato da creature definite semidivine oppure totalmente sovraumane, scese dal cielo. Se ipotizziamo che alcuni UFO che svolazzano nei cieli e si immergono nelle acque siano di origine extraterrestre, non è peregrino pensare e ipotizzare che il passato millenario dell’Uomo sia stato colmo di contatti con esseri stellari, che hanno influenzato (nel bene e nel male) il cammino umano.

Articolo scritto da Antonio De Comite

Fonte: centroufologicoionico.com

Fonti bibliografiche

Wikipedia – Bradshawfoundation – Qatna.org – Rivista “Archeo” (Anno XXVI numero 299) Gennaio 2010

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