La prima retina artificiale è made in Italy

Creata la prima retina artificiale con materiale organico compatibile con i tessuti circostanti. A metterla a punto il Dipartimento di Neuroscienze e Neurotecnologie (NBT), il Centro di Nanoscienze e Tecnologie dell’Istituto Italiano di Tecnologia, e il Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano, che nei prossimi giorni vedranno pubblicato il loro studio sulla prestigiosa rivista Nature Communications.

A guidare il lavoro, ‘A hybrid bio-organic interface for neuronal photo-activation’, il professor Guglielmo Lanzani, del Centro di Nanoscienze e Tecnologie. L’obiettivo, spiegano gli studiosi, “e’ la ricerca di una soluzione ai problemi legati al malfunzionamento della retina umana“.

Composta da “un insieme di fotorecettori neuronali, capaci di captare i segnali luminosi e trasformarli in impulsi elettrici che vengono trasportati al cervello attraverso il nervo ottico“, l’innovativa retina made in Italy potrebbe essere la soluzione per tutti quei soggetti che soffrono di patologie ottiche debilitanti, dal daltonismo alla cecità.

Una sorta d’interfaccia tra le cellule nervose ed un materiale organico semiconduttore (rr-P3HT:PCBM) dunque, in grado di convertire gli impulsi luminosi in corrente elettrica. Insomma, capace di attivare i neuroni mimando il processo dei fotorecettori presenti nella retina.

Nulla a che vedere, tuttavia, con il chip progettato dall’Università di Tubinga agli inizi di novembre. Se il processo di attivazione neuronale avviato dalle due retine può dirsi analogo, ben diversa pare la struttura alla base del micro-compinente che, come ricordiamo, restituì la vista ad un cieco 46enne finlandese, Miikka Terho, il quale riuscì perfino a leggere il suo nome scritto a caratteri cubitali.

Nel caso italiano, infatti, si tratta di un dispositivo biotecnologico all’avanguardia, che grazie al “materiale organico semiconduttore” potrebbe essere “decisivo nel superare diversi problemi. Il fatto di essere organico – spiega Guglielmo Lanzani del CNST – lo rende soffice, leggero e flessibile, garantendo una buona biocompatibilita’ ed evitando complicazioni ai tessuti circostanti. Inoltre, essendo un polimero semiconduttore, ha la capacita’ di trasmettere impulsi elettronici e ionici senza una grande dispersione di calore, che potrebbe causare diversi danni al sistema nel suo complesso“.

Augusto Rubei da http://www.nextme.it
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