Intervista a Eugenio Benetazzo: Le ragioni dei disordini in Libia

Paragonare Berlusconi a Mattei è un confronto azzardato. Come quello tra un nano e un gigante. Mattei usava i partiti come i taxi, pagava la corsa e scendeva una volta raggiunta la destinazione. Berlusconi è contemporaneamente autista e passeggero e la corsa la pagano gli italiani. Mattei è stato avversato dalla P2 di Cefis, il padre massonico di Gelli. Berlusconi è figlio della P2 di Gelli. Fatta chiarezza sulla diversa statura dei due personaggi, molte sono le somiglianze storiche. Il comune denominatore è l’energia, il gas, il petrolio. Mattei cercò di stabilire relazioni dirette con le nazioni africane e del medio oriente per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, un mercato allora dominato dalle compagnie americane, le cosiddette “Sette sorelle“. Fu ucciso con una bomba posta sul suo aereo di ritorno dalla Sicilia. Berlusconi ha stretto accordi con la Libia e con la Russia, considerati Stati semi canaglia dagli Stati Uniti e suoi avversari mondiali nella guerra non dichiarata per il predominio energetico. L’Italia è il primo partner, attraverso l’ENI, dei gasdotti russo South Stream e libico Greenstream. South Stream è un progetto fortemente voluto da Putin e dalla Gazprom, connetterà la Russia con la UE entro il 2015 con una produzione di 63 miliardi di metri cubi/anno. Greenstream è stato realizzato da Libia e Italia, collega la Sicilia con i giacimenti di Bahr Essalam e Wafa e ha una capacità di 8 miliardi di metri cubi/anno. Berlusconi sta attuando, da anni, una politica energetica contraria agli interessi americani, su questo non ci sono dubbi. Per eliminare Mattei ci volle una bomba, per lo psiconano un bunga bunga. O tempora, o mores.

Intervista a Eugenio Benetazzo, operatore di borsa indipendente


Le ragioni dei disordini in Libia
Un saluto a tutti i lettori del Blog, oggi vorrei offrirvi una mia personale opinione su quello che sta accadendo sia in Italia che in Libia.
In Italia abbiamo un’escalation mediatica avversa nei confronti del nostro Premier Silvio Berlusconi, al di là di quello che poi sia la cronaca di settore, sia gli scandali a sfondo sessuale, sia le inchieste della Magistratura hanno dimostrato, non spetta a me in questo contesto dare un giudizio di merito su quello che ha fatto.
Mi voglio concentrare su un altro tipo di considerazione e in Libia con l’escalation di questi ultimi 10 giorni in cui la Libia sembra abbia preso la stessa strada di disagio, di difficoltà ai pari della Tunisia e dell’Egitto.
Già qui subito una prima avvisaglia, la Libia diversamente da questi due paesi, viveva in uno stato che possiamo considerare di grazia al di là della presenza di un dittatore, ma la popolazione libica aveva un benessere di vita molto elevato, molto decoroso, quasi tutti avevano un’abitazione, tutti potevano contare su un sussidio di Stato particolarmente elevato e questo, rispetto agli altri paesi del Nord Africa consentiva alla popolazione libica di vivere con un tenore di vita tutto sommato molto apprezzato, quindi è abbastanza anomalo vedersi la Libia esplodere in pochissimo tempo in termini di tensione sociale, senza tutto sommato grandi motivazioni, ricordiamo che l’Egitto e la Tunisia hanno avuto come primo gradiente di detonazione una crisi di approvvigionamento alimentare o meglio ancora il fatto che generi alimentari di prima necessità, tipo i cereali, fossero aumentati vistosamente in pochi mesi.

La Libia, l’Italia e la politica energetica mondiale
Quindi la Libia al momento ha una situazione economica e politica abbastanza anomala rispetto agli stati adiacenti. Perché la Libia e l’Italia in questo momento si trovano secondo me un po’ sullo stesso piano? Perché hanno i principali interlocutori dei rispettivi Paesi che stanno diventando dei personaggi molto scomodi a livello di establishment politico e internazionale, da una parte abbiamo il nostro Premier Silvio Berlusconi che ha ricreato un fenomenale partnerariato energetico tra due nemici storici degli Stati Uniti d’ America: la Libia da una parte e gli Stati Uniti dall’altra, state sicuri che a Washington questo tipo di scenario, questi rapporti di forza creano non poche difficoltà, non poche pretese, visto che in più di un’occasione si è parlato del nostro paese, l’Italia, come il 52° Stato all’interno della Confederazione Americana.
Quindi da una parte abbiamo gli Stati Uniti che si sono visti un Paese che per anni ci ha sempre controllato che improvvisamente si è sganciato dallo strapotere, il diktat delle lobby petrolifere statunitensi e ha scelto una strada completamente a sé stante.
Dall’altra abbiamo un Paese come la Libia che ha iniziato a effettuare investimenti di recente anche sul nostro Paese che hanno delle implicazioni piuttosto gravose anche per gli stessi statunitensi, non è casuale infatti che l’escalation contro la Libia esploda nel momento in cui la Libia diventa uno dei principali azionisti di Finmeccanica. Recentemente la Libia ha aumentato la sua partecipazione al 2%, sapendo benissimo che ha intenzione a aumentarla, portarla a crescere nei prossimi semestri.
Per chi non lo sapesse la Finmeccanica è il principale appaltatore della difesa statunitense, vale a dire che è il soggetto che fornisce allo zio Sam, alla C.I.A. i teleguida a laser, sistemi di controlli, di vigilanza, armamenti, elicotteri, tutte le infrastrutture militari che necessitano per gestire un conflitto militare o per amministrare tutte le forze di Intelligence.
Cercate di immedesimarvi in un interlocutore in una forza istituzionale statunitense che si vede entrare in casa il nemico storico, cioè la Libia che diventa in questo momento azionista e quindi può vantare delle conoscenze, può vantare del controllo sulla capacità di armamento degli stessi Stati Uniti d’America, proprio per il fatto di avere il naso dentro Finmeccanica.
In questa ottica possiamo comprendere come ci siano due persone che quanto prima debbano essere estromesse dal quadro politico – internazionale: una è il Silvio Berlusconi che in tutti i modi stanno provando a buttarlo giù dal trono su cui si è seduto ormai da svariati anni e sembra che ci stiano riuscendo, infatti al di fuori dei nostri canali, al di là di come è dipinto, al di là di come è stato descritto, al di là degli episodi di cronaca a sfondo sessuale che conosciamo tutti quanti, è una persona che non è controllabile negli Stati Uniti al pari di precedenti Primi Ministri italiani. Secondo: abbiamo la necessità di liberarci anche di un personaggio scomodo in Libia quale il Colonnello Gheddafi perché in Italia attraverso i suoi rapporti di ingerenza e poi in Libia sta letteralmente creando scompiglio sul quadro degli approvvigionamenti petroliferi su scala internazionale e quindi la logica, la visione di tutto quello che sta avvenendo, in parte in Italia e in parte in Libia può essere ripresa, ripercorsa a fronte di questa analisi che abbiamo effettuato: due personaggi particolarmente scomodi in questo momento per l’establishment geopolitico e internazionale e per gli equilibri internazionali su tutto il pianeta.

Fonte: beppegrillo.it

Una risposta a Intervista a Eugenio Benetazzo: Le ragioni dei disordini in Libia

  1. rossana scrive:

    Può darsi questo signore abbia delle considerazioni interessanti da porre alla nostra attenzione. Però si esprime in modo inintellegibile. In che lingua esattamente?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: