LA STELE MAYA CHE SMENTISCE LA FINE DEL MONDO

La nostra grande amica Anna Baraldi Holst, sorella del compianto Gabriele D’Annunzio Baraldi (a cui abbiamo dedicato un e-book l’anno scorso), dal Brasile ci mette al corrente di una notizia che non può che rallegrarci e che pian piano sta facendo il giro del mondo. Un paio di giorni fa, in Messico, a Villahermosa nello stato del Tabasco, è stata indetta una conferenza stampa nel corso della quale è stata mostrata al pubblico parte della stele Maya in pietra calcarea denominata “Monumento 6” (rinvenuta sulla collina di Tortuguero, a Macuspana, nel 1958) che, seppur incompleta, smentisce la data finora erroneamente interpretata come un annuncio di fine del mondo: il 23 dicembre 2012. L’antropologo e archeologo José Luis Romero, vice direttore dell’INAH (l’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia di Città del Messico), ha dichiarato al riguardo che “in quel poco che possiamo vedere, in ogni lato della stele, è impressa la data del 23 dicembre 2012, in cui si prevede l’arrivo di un signore del cielo, in coincidenza con la chiusura di un numero di cicli”. La data incisa sulla pietra, come ha ribadito Romero, rimanda a Bactum XIII, che corrisponde all’inizio di una nuova era e non certamente, come finora supposto, alla fine del mondo. Juan Antonio Ferrer Aguilar, referente locale dell’INAH, ha aggiunto che il contenuto delle iscrizioni si riferisce alla battaglia combattuta da Balam Ahau nel VII secolo d.C. e ad altre date importanti del suo periodo di governo: il 23 dicembre 2012 è da intendere come data del declino del dio maya “dei nove passaggi“ Bolom Yokte, associato alla creazione dell’universo, annunciante una nuova era. La stele si compone di sette parti: quattro verranno esposte il prossimo anno al Museo Regionale di Antropologia Carlos Pellicer (chiuso al pubblico per restauri in seguito ai danni provocati nel 2007 dall’allagamento derivante dallo straripamento del fiume Grijalva) mentre risultano mancanti tre pezzi: uno è al Metropolitan Museum di New York mentre gli altri due appartengono a una collezione privata americana.

Simone Barcelli – Fonte: simonebarcelli.org “Tracce d’Eternità”

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