Bitcoin: una moneta online che sfida banche e governi

Bitcoin comincia già a far notizia di sè in qualche giornale mainstream. L’articolo che proponiamo è stato pubblicato il 16 Aprile su techland.time.com e scritto da Jerry Brito, un ricercatorie senior al Mercatus Center[1] della George Mason University[2] e direttore del suo programma tecnologico. E’ anche Adjunt Professor nella stessa università. Il suo articolo dimostra di aver capito la portata potenzialmente rivoluzionaria di questa nuova tecnologia.

Bitcoin: una moneta online che sfida banche e governi

di Jerry Brito, techland.time.com

Sul finire dell’anno scorso, quando WikiLeaks cominciò a rilasciare le scottanti comunicazioni di svariati dipartimenti statali, molte persone hanno pensato di mostrare solidarietà con il gruppo facendo loro una donazione. Scoprirono però che molte agenzie di pagamento si rifiutavano di trasferire i fondi a WikiLeaks a causa, secondo alcuni, di pressioni governative. Paypal addirittura arrivò a bloccare il loro account impedendogli quindi di accedere ai fondi che avevano già disponibili.

“Hey Visa, Mastercard, Paypal: quelli sono soldi miei!”, scrisse su tweeter Jeff Darvis all’epoca. “Come vi permettete di di dirmi come devo o non devo spenderli?”

Gli intermediari come punto di passaggio obbligato

Che le agenzie di pagamento debbano o meno poterci dire come spendere online i nostri soldi, il fatto è che possono farlo. Facciamo affidamento su terzi per le transazioni online, e quando il governo vuole in qualche modo limitare il modo con cui usiamo i nostri soldi online è a loro che si rivolge.

Il gioco d’azzardo online oppure le scommesse sportive sono perfettamente legali in paesi come Inghilterra, Irlanda ed Australia, ed un residente degli Stati Uniti non avrebbe nessuna difficoltà ad accedere a siti web di quelle nazioni. Ma poter effettuare una scommessa è un altro paio di maniche, …

… a causa della UIGEA (Unlawful Internet Gambling Enforcement Act del 2006[3]), che prevede il blocco dei pagamenti nei confronti di siti che fanno gioco d’azzardo o scommesse online.

Analogamente il Congresso degli Stati Uniti sta progettando di fare una legge simile alla proposta COICA (Combating Online Infringement and Counterfeits Act[4]) che non solo permette al Dipartimento di Giustizia di sequestrare i domini di siti sospettati di vendere merce contraffatta e piratata, ma prevede il blocco dei pagamenti a siti presenti su di una black list.

Per effettuare transazioni online è necessario avere un account con un sito di terze parti come PayPal ed affidare a lui la richiesta di pagamento nei confronti del beneficiario scelto. Il concetto di “contante elettronico” non è nemmeno mai esistito, cioè una forma di danaro che potesse essere scambiata in maniera anonima e senza intermediari.

Cioè, non c’è mai stato fino ad ora.

Vero danaro digitale

Bitcoin[5], un progetto Open Source creato nel 2009 da Satoshi Nakamoto, è la prima moneta al mondo digitale, distribuita ed anonima. E’ un’asserzione di una certa rilevanza, ma non è poi troppo difficile da capire e verificare.

Da quando esiste il web abbiamo visto passare ogni sorta di denaro virtuale. A partire dalla moneta di Facebook[6] che permette di comprare beni virtuali nelle applicazioni facebook, oppure i Microsoft Points[7], la moneta del mercato di Xbox Live e dello Zune store. Li si può cambiare con dollari esattamente come si può cambiarli con Euro, e poi li si può usare per comprare roba dai venditori che li accettano, che siano un pasticciere in Francia oppure FarmVille su Facebook.

Il web ha visto passare anche monete di uso generale, da siti scoppiati durante lo sboom di Internet come Flooz[8] e Beenz[9], a quello di maggior successo e-gold[10]. Ma a differenza del denaro contante, il denaro online hanno sempre avuto bisogno di un intermediario che garantisse l’affidabilità della transazione. E questo perchè il denaro digitale è diverso dalle banconete per una caratteristica molto importante: se dò a qualcuno una banconota da 100€, non ce l’ho più. Ma non puoi avere la stessa sicurezza quando invece il mio denaro è fatto da zeri ed uni. E’ quindi sempre stato necessario avere un intermediario fidato che togliesse l’importo trasferito dal conto del pagante e lo aggiungesse a quello del beneficiario.

Bitcoin è la prima moneta digitale online che risolve il problema del double spending (letteralmente “spendere due volte”, NdT[11]) senza utilizzare un intermediario. L’idea è quella di distribuire la base dati di tutte le transazioni attraverso una rete peer2peer. Questo permette di tenere traccia di tutti i trasferimenti in modo da evitare che la stessa moneta sia utilizzata più volte. E dato che il sistema è distribuito (ad esempio tipo BitTorrent) non c’è una autorità centrale. Questo rende i Bitcoin come dollari o euro contanti: li si da in mano direttamente alla persona che viene pagata, e dopo averlo fatto non li si possiede più, il tutto senza la necessità di una terza parte.

Ma c’è di più: la moneta Bitcoin si comporta in maniera del tutto simile alle banconote tradizionali nel senso che è anonima. Se andiamo al mercatino delle pulci e compriamo un vecchio Commodore 64 pagandolo in contanti non c’è nessuna traccia di questa transazione. Non c’è bisogno di conoscere il nome del venditore, e lui non ha bisogno di conoscere il vostro. Al contrario il denaro elettronico convenzionale fa capo a conti correnti, ed ha quindi accesso a diverse informazioni sui nostri riguardi. Ma dato che Bitcoin non utilizza conti correnti e fa affidamento invece su crittografia a chiave pubblica[12] non c’è modo di capire chi ha inviato denaro a chi altro semplicemente guardando il database delle transazioni.

Un concetto rivoluzionario

Bitcoin è potenzialmente rivoluzionario per diversi motivi. Tanto per cominciare, non è possibile inflazionare a piacimento la moneta. Nella maggior parte delle nazioni una banca centrale controlla l’emissione di moneta ed a volte (ad esempio durante la crisi economica in corso) può decidere di “iniettare” più moneta nell’economia. La banca centrale effettua questa operazione essenzialmente stampando denaro. Ma più denaro nel sistema implica che il denaro che possediamo vale meno. Per contrasto invece, dato che in BitCoin non c’è una autorità centrale, nessuno può decidere di aumentare l’offerta di moneta. Il tasso di nuovi bitcoin introdotti nel sistema è definito attraverso un algoritmo pubblico, e quindi perfettamente prevedibile.

Ma probabilmente ancora più rivoluzionario è il fatto di non aver bisogno di intermediari per le transazioni, e quindi i governi non possono imporre loro leggi arbitrarie. Ed il completo anonimato di Bitcoin rende difficoltoso il perseguire i singoli utenti.

Nel suo nuovo libro, Kingpin[13], Kevin Poulsen spiega come hacker ed impostori sfruttassero e-gold per le loro transazioni economiche. Anche se centralizzato, e-gold non richiedeva identità per aprire un conto, rendendo quindi in qualche modo anonimo il suo uso. Questo almeno finchè l’FBI fece un incursione negli uffici dell’azienda, dopodichè la ditta cominciò a collaborare con gli investigatori. Le informazioni ottenute dallo studio delle transazioni fornite da e-gold portò a numerosi arresti, ed infine e-gold, assieme alla sua moneta, fu fatto chiudere, ed i suoi proprietari accusati di riciclo di danaro.

Consideriamo lo stesso scenario con Bitcoin. Dato che Bitcoin è un progetto open source, e dato che il database è presente in tutta la rete peer2peer creata dai suoi utenti, non ci sono ditte in cui fare irruzione, o citare in giudizio, o far chiudere. Anche se mettessero offline bitcoin.org e rimosso il software sul sito, attualmente ospitato su sourceforgeBitcoin su sourceforge: la moneta e le sue transazioni continuerebbero a funzionare esattamente come prima. Come per bittorrent, fermare uno degli individui che compone il sistema peer-to-peer avrebbe un impatto minimo sul resto della rete. E siccome la moneta è veramente anonima non ci sono identità da tracciare.

Le implicazioni di Bitcoin

Come ogni nuova tecnologia, una moneta anonima e distribuita ha degli usi buoni e cattivi.

Quelli cattivi ovviamente sono il fatto che Bitcoin potrebbe facilitare operazioni illegali, comprese la vendita di materiale contraffatto o illegale, numeri di carte di credito rubate, password, e magari persino pedopornografia. E probabilmente in un’area più grigia, Bitcoin potrebbe consentire adulti statunitensi consenzienti di fare scommesse in qualche sito inglese di scommesse senza preoccuparsi delle limitazioni legate ai sistemi di pagamento.

Quelli buoni però risultano essere veramente buoni. I cittadini onesti che rispettano le leggi possono portare avanti i loro affari senza nessuno che li possa spiare, e senza dirgli quello che possono e non possono fare. Volete contribuire a WikiLeaks o a qualche altra organizzazione politicamente scomoda? Nessun problema. Vivete sotto un regime oppressivo e volete comprare un libro o un documentario censurati? Ecco come. Non c’è da stupirsi che la Electronic Frontier Foundation[14] definisca Bitcoin come “una moneta digitale a prova di censura”[15].

Ancora ai suoi primi passi, il valore dell’economia Bitcoin è al momento stimata attorno ai 5 milioni di dollari, ma in crescita. Cambiavalute dove cambiare Dollari o Euro per Bitcoins sono attivi[16] e funzionanti[17], ed il numero di commercianti che accetta bitcoin18 per il pagamento continua a crescere. Se prendesse campo, Bitcoin sarebbe una minaccia non solo per i governi, ma anche per le grosse istituzioni che regolano le transazioni economiche e finanziarie.

E questa storia è ancora soltanto all’inizio.

Fonte

Traduzione di Dusty per il Portico Dipinto.

Altri articoli relativi a bitcoin:
Bitcoin: come l’oro, meglio dell’oro?
Bitcoin e la riserva frazionaria
Bitcoin FAQ

* 1. Mercatus Center: http://mercatus.org/
* 2. George Mason University: http://www.gmu.edu/
* 3. SAFE Port Act: http://en.wikipedia.org/wiki/SAFE_Port_Act
* 4. Combating Online Infringement and Counterfeits Act: http://en.wikipedia.org/wiki/Combating_Online_Infringement_and_Counterfeits_Act
* 5. Bitcoin: P2P Virtual Currency — http://bitcoin.org
* 6. Facebook Credits: http://en.wikipedia.org/wiki/Facebook_credits
* 7. Microsoft Points: http://en.wikipedia.org/wiki/Microsoft_points
* 8. Flooz: http://en.wikipedia.org/wiki/Flooz
* 9. Beenz: http://it.wikipedia.org/wiki/Beenz
* 10. e-gold: http://en.wikipedia.org/wiki/Egold
* 11. Double spending: http://en.wikipedia.org/wiki/Double-spending
* 12. Crittografia Asimmetrica o a chiave pubblica: http://it.wikipedia.org/wiki/Crittografia_asimmetrica
* 13. kingpin: http://kingpin.cc/
* 14. Electronic Frontier Foundation: http://it.wikipedia.org/wiki/Electronic_Frontier_Foundation
* 15. Bitcoin – a Step Toward Censorship-Resistant Digital Currency: https://www.eff.org/deeplinks/2011/01/bitcoin-step-toward-censorship-resistant
* 16. MtGox: http://www.mtgox.com/
* 17. Bitcoin Market: https://www.bitcoinmarket.com/
* 18. Commercianti che accettano Bitcoin: https://en.bitcoin.it/wiki/Trade

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