Le prime galassie a 13 mld di anni luce

ottobre 13, 2011

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Un viaggio lungo 13 miliardi di anni. Chi può averlo fatto? La luce delle prime galassie dell’universo, che è stata catturata dal Very Large Telescope dell’Eso e dal telescopio spaziale Hubble della Nasa.

Analizzando i dati forniti dai due strumenti, un team di ricercarori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica ha realizzato il primo accurato studio su un insieme di galassie distanti ben 12,9 miliardi di anni luce. Per intenderci, sono così lontane che la loro luce è stata emessa quando l’universo aveva solo il 5% della sua età attuale.

I risultati hanno mostrato che tali galassie sono ancora avvolte nella “nebbia primordiale” composta da idrogeno neutro, che ha permeato l’Universo per svariate centinaia di milioni di anni, dopo il Big Bang. Ancora un altro dato. Grazie alle accurate misure fornite dagli strumenti è stato possibile ricostruire per la prima volta l’evoluzione temporale del processo di reionizzazione, che 13 miliardi di anni fa dissolse la nebbia primordiale che circondava l’Universo bambino.

Tali risultati sono il frutto di di tre anni di lavoro e osservazioni spettroscopiche realizzate grazie al supporto del Very Large Telescope, che dalle Ande cilene ha scrutato l’universo e ha permesso di calcolare con maggiore precisione rispetto al passato la distanza di tali galassie e la quantità di radiazione ultravioletta assorbita.

Nel nostro lavoro abbiamo vestito un po’ i panni degli archeologi” ha spiegato Adriano Fontana, dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Roma, che ha coordinato il progetto di ricerca. “Con i telescopi a nostra disposizione siamo riusciti a gettare lo sguardo direttamente sul passato remoto del nostro universo e osservare la debolissima luce proveniente da galassie che si trovavano in epoche differenti dell’evoluzione cosmica.

Una volta scoperto che il processo di reionizzazione è avvenuto agli albori dell’universo, gli esperti si sono chiesti da cosa tale fenomeno abbia avuto origine. E le risposte a tale quesito, al momento, si possono soltanto ipotizzare. Eros Vanzella, dell’Inaf-Osservatorio Astronomico di Trieste, che ha partecipato allo studio, ha spiegato che le stelle potrebbero avere avuto un ruolo chiave: “Le prime stelle che hanno illuminato il cielo erano probabilmente molto più grandi, calde e luminose del nostro Sole. Anche se la loro esistenza è stata relativamente breve – solo qualche milione di anni – la loro intensa radiazione sarebbe stata in grado di dissolvere la nebbia primordiale di idrogeno neutro che permeava l’universo primordiale. La radiazione emessa da alcune delle galassie che abbiamo osservato è insolitamente ‘calda’, cioè dominata da luce a lunghezze d’onda corte: questo fa pensare che possano ospitare al loro interno queste particolari stelle di prima generazione. Ulteriori osservazioni sono però necessarie per verificare questa ipotesi”.

La scoperta sarà a breve pubblicata sulla rivista The Astrophysical Journal.

Fonte: nextme.it

SCOPERTO PIANETA CHE ORBITA ATTORNO A DUE SOLI

ottobre 10, 2011

Avvistato dal telescopio spaziale Kepler e battezzato informalmente Tatooine (vero nome Kepler-16b), si trova a duecento anni-luce dalla Terra.

Un pianeta che – proprio come il pianeta Tatooine di Guerre stellari – orbita attorno a due soli è stato identificato dalla sonda spaziale Kepler della NASA, che sta monitorando il comportamento di 155.000 stelle che occupano 105 gradi quadrati della volta celeste nella direzione delle costellazioni del Cigno e della Lira.

Sistemi stellari doppi che ospitano un pianeta erano già stati individuati, ma questa è la prima volta che si identifica un pianeta che non orbita attorno a una delle due stelle, ma a entrambe.

“Questa scoperta è sorprendente. Ancora una volta, quello che era fantascienza è diventato realtà”, ha commentato Alan Boss, del Carnegie Institute a Washington, che con i colleghi dello Harvard-Smithsonian Center, della Yale University, del SETI e di altre istituzioni firma un articolo pubblicato su Science.

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Dinosauri: non fu l’asteroide Baptistina a provocarne l’estinzione

settembre 28, 2011

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La teoria tradizionale vuole che i dinosauri si siano estinti 65 milioni di anni fa in seguito all’impatto di un asteroide sulla Terra, nel Golfo del Messico. Ci sono prove a conferma dell’evento. Tuttavia, oggi ci sono altre ipotesi che metterebbero in discussione tale teoria e potrebbero ‘scagionare’ l’asteroide come possibile indiziato dell’estinzione dei dinosauri.

È della Nasa lo studio basato sulle osservazioni effettuate dal satellite WISE (Wide-Field Infrared Survey Explorer) che, di fatto, scagionerebbe l’asteroide noto col nome Baptistina, colpevole di aver alterato l’equilibrio planetario e causato l’estinzione di massa dei dinosauri. Nuovi dati risultanti dalle analisi fatte sui resti del grande oggetto celeste rivelano che questo si sarebbe ridotto in una miriade di frammenti nell’impatto con un altro corpo.

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Eso: scoperti 50 nuovi esopianeti

settembre 13, 2011

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Una scoperta senza precedenti quella annunciata da Michel Mayor dell’Università di Ginevra nel corso della conferenza Extreme Solar Systems in corso negli Usa, 50 nuovi esopianeti, ossia pianeti situati al di fuori del nostro sistema solare, sono stati scoperti dallo spettrografo HARPS, di cui è dotato il telescopio dell’Osservatorio ESO di La Silla, in Cile.

A rendere ancora più sensazionale la notizia è il fatto che 16 dei 50 pianeti possono essere considerati delle “super-Terre“. Si tratta infatti di corpi celesti più grandi del nostro pianeta ma sicuramente più piccoli rispetto a giganti gassosi del calibro di Giove.

Il numero di esopianeti scoperti simultaneamente dell’Eso è il più grande mai ha annunciato finora. Spiega Mayor: “Le scoperte effettuatte grazie ad HARPS (High Accuracy Radial velocity Planet Searcher) hanno superato tutte le aspettative e comprendeno una popolazione eccezionalmente ricca di super-Terre e pianeti simili a Nettuno, con sistemi dotati di stelle simili al nostro sole. Inoltre, i nuovi risultati mostrano che il ritmo delle scoperte sta accelerando”

In otto anni di ricerche e studi, durante i quali ha utilizzato la tecnica della valocità radiale, Harps ha scoperto oltre 150 esopianeti, due terzi dei quali hanno masse inferiori a quella di Nettuno. A cio vanno aggiunte 376 stelle simili al Sole. Grazie alle indagini effettuate, inoltre, gli astronomi hanno migliorata la stima di quante probabilità ci siano che una stella come il Sole possa ospitare pianeti di piccola massa, rispetto ai giganti gassosi. È stato scoperto anche che circa il 40% di queste stelle hanno almeno un pianeta meno massiccio di Saturno.

Questi pianeti saranno tra i migliori obiettivi per i telescopi spaziali del futuro alla ricerca di eventuali tracce di vita nell’atmosfera dei pianeti, di firme chimiche, come l’ossigeno“, spiega Francesco Pepe dell’Osservatorio di Ginevra.

Tra gli esopianeti più interessanti vi è di certo quello battezzato come HD 85512 b, con una massa 3,6 volte quella della Terra, che si trova ai margini della zona abitabile. una zona ristretta attorno ad una stella in cui l’acqua può essere presente in forma liquida, qualora le condizioni fossero adeguate.

Si tratta del pianeta con la massa più bassa scoperto con il metodo della velocità radiale che potenzialmente si trova nella zona abitabile della sua stella e il secondo pianeta di massa limitata scoperto da HARPS nella zona abitabile”, ha confermato Lisa Kaltenegger del Max-Planck-Institut per l’Astronomia di Heidelberg, che ha preso parte alla ricerca.

Nuovi punti di partenza per nuove indagini nel cielo. Tra 10 o 20 anni, fa sapere Mayor, l’uomo potrebbe conoscere i pianeti potenzialmente abitabili nei “paraggi” del sole.

E chi vivrà vedrà.

Fonte: nextme.it

Terra: un asteroide ci accompagna da oltre 10 mila anni

agosto 30, 2011

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Un asteroide che non si allontana mai da noi. È stato scoperto da un gruppo di ricerca canadese e americano coordinato da Martin Connors, dell’Università della California Los Angeles, un piccolo oggetto che segue il nostro pianeta nella sua orbita attorno al Sole da oltre 10 mila anni.

Battezzato 2010 TK, l’asteroide ha un diametro di 300 metri e si trova a soli 150 milioni di chilometri dalla Terra. Ma non siamo gli unici nel sistema solare ad avere un “compagno”. Anche altri pianeti ne hanno uno, come Giove, Marte e Nettuno. Si parla in questi casi di orbita troiana, poiché l’asteroide segue la traiettoria del pianeta, in questo caso della Terra, in una posizione di equilibrio, ossia senza il rischio di eventuali collisioni.

Tale situazione di equilibrio, definitiva di Lagrande, porta alla formazione di una sorta di triangolo di 2010 TK con Terra e il Sole. In tal modo, i tre oggetti celesti si muovono insieme come in una speciale danza. Ma questa situazione potrebbe non durare per sempre. Andrea Milani, professore di Meccanica celeste all’Università di Pisa spiega a proposito: “A differenza degli asteroidi troiani di Giove e Nettuno, che sono permanenti a causa della forte gravità dei due pianeti, questo asteroide, come il compagno troiano di Marte, è destinato a separarsi dal nostro pianeta“.

Continua l’esperto: “La configurazione di questo asteroide è interessante, ma potrà durare ancora poche centinaia di migliaia di anni, che nella vita della Terra sono paragonabili alla durata di un giorno per una persona che ha un’età di 30 anni“.

La scoperta, che ha destato parecchio scalpore, è stata pubblicata su Nature, guadagnandosi la prima pagina della celebre rivista.

Francesca Mancuso

Fonte: nextme.it

Scoperto Il Pianeta Oscuro

agosto 20, 2011
Gli astronomi hanno scoperto il pianeta extrasolare più buio in assoluto, delle dimensioni di Giove e chiamato TrES-2b.

Le loro misurazioni mostrano che TrES-2b riflette meno dell’uno per cento della luce stellare che cade su di esso, rendendolo più nero del carbone o di qualsiasi altro pianeta o luna nel nostro Sistema Solare.
Il nuovo lavoro appare in una carta nelle Comunicazioni rivista mensile della Royal Astronomical Society.
“TrES-2b è molto meno riflettente del nero acrilico, quindi è veramente un mondo alieno” ha detto l’astronomo e l’autore David Kipping del Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA).
Nel nostro Sistema Solare, Giove è avvolto in nubi luminose di ammoniaca che riflettono più di un terzo della luce solare. Al contrario, TrES-2b (che è stato scoperto nel 2006 dal Trans-Atlantic Survey Exoplanet, o TrES) manca di nuvole riflettenti a causa della sua alta temperatura.
TrES-2b orbita intorno alla sua stella a una distanza di soli cinque milioni di chilometri. L’intensa luce della stella, riscalda TrES-2b ad una temperatura di oltre 1000 gradi Celsius (troppo caldo per le nuvole di ammoniaca). Invece, la sua atmosfera esotica contiene prodotti chimici che assorbono la luce come il sodio e il potassio vaporizzato e l’ossido di titanio. Eppure nessuna di queste sostanze chimiche puó spiegare completamente l’oscurità estrema di TrES-2b.
“Non è chiaro quello che ha la responsabilità di rendere questo pianeta così straordinariamente oscuro”, ha dichiarato il co-autore David Spiegel dell’Università di Princeton.
“Tuttavia, non è completamente nero come la pece. E’ così caldo che emette un debole bagliore rosso, molto simile ad un tizzone ardente o alle bobine su un fornello elettrico.”
Kipping e Spiegel ha determinato la riflettività di TrES-2b utilizzando i dati della sonda Keplero della NASA.
Keplero è progettato per misurare la luminosità delle stelle lontane con estrema precisione.
Il team ha monitorato la luminosità del TrES-2 del sistema quando il pianeta orbitava attorno alla sua stella.
Hanno rilevato un oscuramento sottile di luminosità grazie alla fase di cambiamento del pianeta.
TrES-2b si crede che sia in rotazione sincrona come la nostra Luna, in modo da mostrare solo un lato alla stella. E come la nostra Luna, il pianeta mostra fasi di cambiamento, facendo sì che la luminosità totale della stella più il pianeta varino leggermente.
“Unendo la precisione impressionante di Keplero con le osservazioni di oltre 50 orbite, abbiamo rilevato la più piccola in assoluto variazione di luminosità di un pianeta extrasolare: soli 6 parti per milione”, ha detto Kipping. “In altre parole, Keplero è stato in grado di rilevare direttamente la luce visibile proveniente dal pianeta stesso”.
Le fluttuazioni estremamente piccole hanno dimostrato che TrES-2b è incredibilmente oscuro. Un mondo più riflessivo avrebbe mostrato variazioni di luminosità più grandi, mentre cambia la sua fase.
Keplero ha individuato più di 1.200 candidati planetario nel suo campo visivo. Ulteriori analisi riveleranno se eventuali altri pianeti insolitamente scuri si nascondono in tali dati.
TrES-2b orbita intorno alla stella GSC 03549-02811, che si trova a circa 750 anni luce di distanza in direzione della costellazione del Dragone. (Un anno luce è circa 10 milioni di milioni di chilometri).

Fonte: sciencedaily.com tratto da nemsisprojectresearch.blogspot.com


La Terra avvolta nell’antimateria

agosto 6, 2011

La Terra sarebbe avvolta da un gusciodi antimateria: intrappolata nel nostro campo magnetico, e potenzialmente potrebbe rappresentare un’enorme fonte di energia.

È quanto si afferma in una ricerca  pubblicata su Asthrophysical Journal Letters, condotta grazie all’esperimento internazionale Pamela, coordinato dall‘Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e condotto in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana.

Lo strumento Pamela (Payload for Antimatter Matter Exploration and Light-nuclei Astrophysics), creato quasi interamente in Italia, è un vero e proprio cacciatore di antimateria  in orbita intorno alla Terra a bordo del satellite russo Resurs-DK1 tra i 350 e i 600 chilometri sopra le nostre teste.

Grazie alle misurazioni effettuate tra il luglio 2006 e il dicembre 2008, Pamela è riuscita a contare per la prima volta ben 28 antiprotoni (le particelle-specchio che vivono nell’antimondo e sono opposte rispetto ai protoni) intrappolati nel campo magnetico terrestre.

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