MISTERIOSA STRUTTURA ARTIFICIALE SCOPERTA SU MARTE ?

giugno 7, 2011

Un astronomo dilettante, David Martines, analizzando le scansioni di Google Mars ha scoperto quello che sembrerebbe un edificio bianco e lungo sulla superficie di Marte! Le coordinate sono: 71°49’19.73″N 29 33’06.53″W. Nasa e Google finora non hanno risposto ufficialmente alle richieste di chiarimento formulate dai blog e dai media americani. Cosa ne pensate?

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David Icke svela il mistero degli Illuminati

gennaio 11, 2011

Servizio tratto dalla trasmissione andata in onda su Italia1 “Mistero”


 


I MISTERI DELLA SACRA SINDONE

gennaio 11, 2011

Cosa lega la Sacra Sindone ai segreti dell’Universo? E’ possibile che da un antico lembo di stoffa si possano svelare i perché dell’esistenza dell’uomo? Una incredibile scoperta ha sconvolto, dalle fondamenta, le certezza del mondo accademico, stravolgendo le conoscenze e le convinzioni degli scienziati.

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EL CAIRO: MIGLIAIA DI PERSONE ASSISTONO ALL’APPARIZIONE DELLA MADONNA E COLOMBE DI LUCE?

gennaio 11, 2011

Colombe di Luce apparse sulla chiesa dedicata a San Michele Arcangelo ad Al Warraq – El Cairo

L’apparizione della Vergine Maria è durata per ben tre ore ed è stata filmata e fotografata dai presenti in festa. Sembra assurdo che i media di tutto il mondo abbiano snobbato un evento così eclatante da coinvolgere migliaia di persone per ben tre ore, tanto da poter essere stato filmato e fotografato sopra la Chiesa copta ortodossa dedicata alla Vergine Maria e a  San Michele Arcangelo nel quartiere povero di Al Warraq a El Cairo

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Il Triangolo delle Bermuda

gennaio 11, 2011

I MISTERI SU SPARIZIONI DI NAVI E AEREI NELL’OCEANO

Senza traccia. Strani eventi sembrano essere accaduti nell’Oceano Atlantico di fronte alle coste degli Stati Uniti. All’interno e in prossimità di un’area delimitata da una linea immaginaria che unisce le Bermuda, la Florida e Puerto Rico – un triangolo i cui lati misurano ciascuno all’incirca duemila chilometri – un numero considerevole di imbarcazioni e aerei sarebbe scomparso in circostanze a dir poco misteriose.
Il cielo risplendeva di stelle, e il DC-3 si accingeva ad atterrare all’aeroporto di Miami. Il volo, proveniente da San Juan, Puerto Rico, procedeva bene. Le luci della città erano già visibili. Improvvisamente, le comunicazioni tra la torre di controllo e l’aereo si interruppero. Pressoché immediatamente scattò una massiccia operazione di ricerca. Il tempo era ideale, la visibilità ottima, ma del DC-3 e del suo equipaggio nessuna traccia. Scomparso nel nulla, all’alba del 28 dicembre 1948.
Stessa sorte era toccata alcuni mesi prima allo Star Tiger, un aereo di linea delle British South American Airways, mentre si stava avvicinando alle Bermuda proveniente dalle Azzorre. Qualche settimana dopo la scomparsa del DC-3, lo Star Ariel, gemello dello Star Tiger, faceva perdere le sue tracce tra le Bermuda e la Giamaica. Il tempo era ottimo. Malgrado i numerosi mezzi impiegati nelle ricerche, l’incidente restava inspiegato e alcun resto dell’aereo fu mai ritrovato.
Ma è il 5 dicembre 1945 che si è verificato il dramma più incredibile. Quel pomeriggio, cinque aereosiluranti Avenger della Marina degli Stati Uniti decollarono dalla base navale di Fort Lauderdale per un breve volo di addestramento. Era una missione della massima routine, ma si concluse in una tragedia avvolta nel mistero, con la probabile morte dei quattordici uomini di equipaggio. Malgrado non vi fosse alcuna evidenza di cattivo tempo, il comandante della squadriglia comunicò via radio che tutti e cinque gli aerei si erano dispersi ed erano incapaci di capire in quale direzione stavano volando. Alcuni istanti dopo questo drammatico messaggio le comunicazioni si interruppero, per non riprendere mai più. Due idrovolanti della Marina furono subito inviati nella zona in cui si presumeva che la pattuglia aveva fatto perdere le sue tracce. Alcune ore dopo, a causa del peggioramento delle condizioni meteorologiche, fu impartito loro l’ordine di rientrare. Solo uno tornò alla base. Le ricerche proseguirono per cinque giorni, ma senza alcun risultato. Le autorità della Marina erano confuse. Un ufficiale commentò così l’episodio: “Sono letteralmente scomparsi come se fossero volati su Marte”. L’episodio segnava l’inizio della saga moderna del cosiddetto Triangolo delle Bermuda.
Molti altri incidenti occorsero negli anni ’40. Il City Belle fu ritrovato abbandonato nei pressi delle Bahamas nel 1946, esattamente un anno dopo la tragedia dei TBM Avenger, e il Rubicon, si era trasformato in una nave fantasma che stava andando alla deriva lungo le coste della Florida, quando fu ritrovata nell’ottobre 1944, in eccellenti condizioni, ma senza un cane a bordo. Nel 1940 la Gloria Colita fu ritrovata abbandonata, ma in condizioni eccellenti, lungo la costa occidentale della Florida, nel Golfo del Messico.
E andando indietro nel tempo, nell’agosto 1935 l’imbarcazione La Dahama fu incrociata in perfetto stato nel Triangolo delle Bermuda diversi giorni dopo che un’altra imbarcazione l’aveva vista in procinto di affondare. Nel 1931 la nave norvegese Stavenger scomparve nelle Bahamas con quarantatré uomini a bordo, così come accadde in una tranquilla giornata dell’aprile 1925 al Raifuku Maru dopo aver lanciato il seguente messaggio: “Venite presto, è tremendo! Non possiamo fuggire”.
La goletta Carroll A. Deering fu ritrovata incagliata nelle Diamond Shoals nel gennaio 1921 con tutte le vele issate. Due gatti erano le uniche creature viventi restate a bordo. La cosa più strana fu che un pasto completo stava ancora sui fornelli, in attesa di un equipaggio che non lo assaggiò mai. Lo stesso anno una dozzina di altre navi scomparvero nella medesima zona.
Nel 1918 la Marina degli Stati Uniti accusò un’ulteriore scomparsa: la Cyclops, una carboniera lunga oltre 170 metri, in navigazione dalle Barbados a Baltimora con 309 uomini a bordo. Malgrado fosse una delle prime imbarcazioni equipaggiata con radio a bordo, nessun SOS venne lanciato. Ad alimentare ancor più il mistero contribuirono le scomparse, nel 1941, sulla stessa rotta altre due navi sorelle della Cyclops, la Proteus e la Nereus.

Sciagure inspiegate?
L’infelice fama di questo tratto di mare sembra trovare riscontri anche nei secoli addietro. Già uno dei primi ad aver navigato in quelle zone, Cristoforo Colombo, nel suo primo viaggio alla scoperta del Nuovo Mondo nel 1492 si imbatté in fenomeni che sconcertarono l’equipaggio della sua nave: un lampo infuocato che cadde in mare, insoliti comportamenti delle bussole, e una strana luce che apparve in lontananza una notte.
Malgrado i riferimenti siano frammentari, è documentato che almeno quattro vascelli americani scomparvero senza spiegazioni apparenti tra il 1781 e il 1812. Nel 1840 la Rosalie, una nave francese, fu trovata deserta vicino a Nassau: vele issate, un considerevole carico intatto e tutto in ordine. La Lotta, un brigantino svedese, scomparve vicino Haiti nel 1866, seguito due anni dopo dalla Viergo, un mercantile spagnolo.
Ma uno dei più grandi misteri del mare resta la scomparsa dell’Atalanta nel 1880. La nave lasciò le Bermuda in gennaio diretta in Inghilterra con un equipaggio di trecento cadetti e ufficiali e non fu mai più ritrovata. La catena delle sciagure continua nel 1884 con la Miramon, una goletta italiana salpata da New Orleans e inghiottita nel limbo. Nell’ottobre 1902 è la volta del brigantino tedesco Freya a essere ritrovato abbandonato.
La storia sembra sempre ripetersi, anche in tempi più recenti: condizioni meteorologiche buone, nessun problema meccanico, normali comunicazioni radio, poi il silenzio. Poiché di solito nulla viene ritrovato malgrado le intensive ricerche è quasi una sorpresa quando il mare concede alcuni relitti o si riceve un messaggio di soccorso. Una di queste eccezioni accadde nel febbraio 1953, quando un aereo inglese con a bordo trentanove persone lanciò un SOS mentre si trovava a nord del Triangolo: la richiesta di aiuto si interruppe d’improvviso. Le operazioni di ricerca non diedero alcun risultato.
Nel marzo 1950 un quadrimotore Globemaster americano diretto in Irlanda scomparve a nord del Triangolo, seguito, qualche mese dopo, dalla nave da carico Sandra: era una calma notte tropicale e trasportava 340 tonnellate di insetticida.
Gli incidenti sono continuati senza tregua: un Super Constellation della Marina nel 1954 con 42 persone a bordo; la Sourthen Districts carica di zolfo lo stesso anno; lo yacht Connemara IV ritrovato abbandonato nel pieno centro del Triangolo nel 1955. L’anno dopo è la volta di un Marine Sky Raider e un bombardiere della Marina con dieci persone di equipaggio. Un insolito numero di scomparse sarebbe accaduto intorno a Natale. Nel gennaio 1958 l’editore Harvey Conover assieme ad alcuni familiari salpò da Key West sul suo yatch diretto a Miami. Scomparvero tutti per sempre.
Nel 1962 un aereo cisterna KB-50 dell’Air Force si alzò in volo dalla base di Langley, Virginia, diretto alle Azzorre con nove persone di equipaggio. Poco dopo il decollo la torre di controllo ricevette un breve messaggio, subito troncato, indicante una qualche sorta di avaria. Malgrado una intensa ricerca, ancora una volta nessuna traccia.
Il 1963 fu un anno particolarmente menagramo. Iniziò con la Marine Sulphur Queen, una nave da carico costruita appositamente per trasportare zolfo. Scomparve in vicinanza della Florida dopo aver trasmesso un messaggio di routine. Con la sola eccezione di alcuni giubbotti di salvataggio, nulla venne ritrovato dell’imbarcazione. Nel luglio dello stesso anno la Marina e la guardia costiera furono impegnate per dieci giorni nell’inutile ricerca dello Sno’ Boy, un peschereccio di cui si erano perse le tracce nei pressi della Giamaica. Un mese dopo è la volta di due cisterne volanti KC-135. A mezzogiorno comunicarono la loro posizione, poi non si seppe più nulla. Quando i loro rottami furono rinvenuti nei pressi delle Bermuda si pensò a una collisione in volo, ma il ritrovamento di altri relitti, 160 miglia distante, alimentò il mistero. Se gli aerei non si erano scontrati tra di loro, come spiegare che erano precipitati simultaneamente?
E non è finita. Nel 1965, a giugno, un C-119 dell’Air Force scomparve senza spiegazioni dopo aver lanciato un incomprensibile messaggio. Nel gennaio 1967 stessa sorte toccò a un aereo da trasporto Chase YC-122 durante un breve volo tra Fort Lauderdale e Bimini. Nel luglio 1969, malgrado le ottime condizioni meteorologiche, furono ritrovate cinque imbarcazioni abbandonate. Il mese seguente, anche Bill Verity, un navigatore esperto, scomparve nel Triangolo. Altri eventi non spiegati accaddero negli anni a seguire. Nel 1971 fecero perdere le proprie tracce le navi da carico Elizabeth e El Caribe. Nel marzo 1973 l’Anita, la più grande nave da carico mai scomparsa, salpò da Norfolk e di lei non si seppe più nulla.


ESISTE DAVVERO UN PASSAGGIO PER L’ALDILA’ ?

gennaio 11, 2011

Tunnel di luce, senso di pace, esperienze extracorporee. Sono i racconti di chi è morto per qualche minuto ed è resuscitato dopo un incidente o un arresto cardiaco. La prova che c’è vita dopo la morte, per chi è religioso. Per gli altri uno scherzo della biologia. Ora uno studio olandese dice che è vero: anche se il cervello è “spento” quelle strane visioni non sono inventate. Ma, dicono, per spiegarlo non occorre scomodare il paradiso.
I racconti sono sempre uguali: “Si vede una grande luce dentro un tunnel. Si sente una grande pace. Si incontrano i propri cari morti, gli si parla. Poi si esce dal proprio corpo, come un’anima leggera. E ci si vede dall’alto, come una telecamera puntata in basso che lentamente sale verso l’alto”. Un film fatto in casa, con la cinepresa in mano quasi a voler ricordare quell’ultimo momento: steso su una strada dopo l’incidente mentre un medico cerca di rianimarti; su un letto di ospedale con i tuoi parenti che piangono; mentre l’acqua gelida del fiume dove sei caduto ti si chiude sopra la testa. Sono i ricordi di chi è stato dato per morto ed è tornato a vivere. Dopo un incidente, un ictus, un infarto, un trauma improvviso. La prova che c’è vita dopo la morte? Suggestioni e scherzi del cervello sotto stress? Materia di discussione, anche da bar. Ma adesso arriva la scienza, che a modo suo rimette la palla al centro non senza sorpresa. Perché, dice un serissimo studio olandese, “quelle visioni sono vere”.
No, non vogliono scomodare paradisi e inferni. “Non abbiamo cercato le prove dell’esistenza della vita dopo la morte” spiegano i ricercatori olandesi dell’Hospital Rijnstate che hanno condotto lo studio. La loro è un’osservazione neutra, magari considerata finora improponibile. La differenza della ricerca olandese sta soprattutto nel numero di persone intervistate e nel breve periodo trascorso dall’esperienza di morte apparente e dalla registrazione del loro racconto. In tutto 344 vittime di arresto cardiaco poi resuscitate e ricoverate in 10 ospedali dell’Olanda. I medici hanno raccolto le dichiarazioni di queste persone non più di una settimana dopo che erano uscite dallo stato di cosiddetta “morte clinica”. Morte clinica che in medicina definisce lo stato di incoscienza derivato da un’insufficiente apporto di sangue al cervello. E senza sangue, il cervello spegne la luce.
Cosa ne è uscito? Che il 18 per cento dei pazienti “risorti” ricordava in parte cosa succedeva intorno a loro mentre erano clinicamente morti. E che un’altra porzione, fra l’8 e il 12 per cento, riferiva esperienze tipo l’aver visto una grande luce dentro un tunnel o aver parlato con parenti e amici morti. E comunque molti di loro ricordavano nel dettaglio la loro esperienza di trapassati. Difficile, dicono ora gli scienziati, che si siano inventati tutto.
Se l’esistenza della vita oltre la morte resta un problema di fede o di dogma religioso, le perplessità scientifiche non mancano. Una su tutte: un cervello in funzione presenta attività elettrica, anche quando si dorme, anche in un moribondo di 100 anni che sta esalando l’ultimo respiro. Dopo un arresto cardiaco prolungato, il sangue non circola più e il cervello si “spegne”. Cioè non si riesce a misurare più alcuna attività elettrica. Allora come è possibile che nei neuroni si formino immagini compiute, ci siano ricordi, che si viva un’esperienza come in un sogno?
Un teologo direbbe “ecco, è l’anima che ci fa vedere cosa succede”. I ricercatori olandesi cercano altre risposte. Pim van Lommel, responsabile della ricerca, pensa che il segreto della coscienza non vada cercato all’interno delle cellule e delle molecole. Almeno non solo. Evidentemente anche quando non c’è attività elettrica, dice, una persona fisicamente incosciente è in grado di registrare cosa avviene intorno a lui. Insomma è cosciente. Sa un po’ di acrobazia verbale, ma Lommel usa un esempio: “E’ come un programma tv: anche quando spegnete il televisore, che è un semplice ricevitore, il programma è sempre lì. Solo che non lo potete vedere, Quando si spegne il cervello, la coscienza è ancora lì ma voi fisicamente non la sentite”
Susan Blackmore, psicologa inglese, tenta una possibile spiegazione per tutte queste visioni (la luce, il tunnel, il senso di pace, le persone morte): nei momenti di stress estremo il cervello produce grandi quantità di endorfine, che servono a ridurre il dolore. E questo bagno di endorfine potrebbe favorire uno stato tipo “sogno euforico”.
E il tunnel di luce da dove arriva? La psicologa una teoria ce l’ha anche per questo: “Immaginate di avere migliaia di cellule attive al centro e man mano che vi allontanate all’esterno sempre meno attive. A cosa assomiglierà una situazione di questo tipo? A una grande luce centrale che diventa più flebile verso la periferia. Da qui penso venga la visione del tunnel. E man mano che l’ossigeno cala, la luce diventa più intensa e così la sensazione di avvicinarsi a essa”.
Non poteva mancare ovviamente lo “scienziato redento”. Come Joyce Hawkes, biologa cellulare rimasta in coma dopo che una finestra gli era caduta sulla testa e diventata adesso “consulente spirituale”: “Ho avuto la sensazione che il mio spirito, la mia anima, mi lasciasse e andasse verso un’altra realtà. Sentivo un grande benessere, una grande pace. Penso di aver capito che non esiste la morte, che c’è un cambiamento dallo stato fisico a quello spirituale, e che non c’è da avere nessuna paura”. Lo hanno scoperto anche i ricercatori olandesi: tutti quelli che hanno vissuto l’esperienza della rinascita dopo una morte apparente non hanno più paura dell’aldilà. E si dicono cambiati profondamente: più amorevoli verso il prossimo, più gentili e compassionevoli. Fosse vero, si potrebbe organizzare un “coma di Stato”, obbligatorio per tutti al compimento della maggiore età: un paio di minuti di incoscienza artificiale sotto controllo medico, la resurrezione e una gran voglia di essere buoni con tutti. Magari è questo, il paradiso.

Alessandro Mognon
Fonte:www.nautilus.tv


JOHN TITOR L’UOMO VENUTO DAL FUTURO

gennaio 11, 2011

“Saluti. Sono un viaggiatore temporale proveniente dall’anno 2036. Sto tornando a casa dopo aver recuperato un computer IBM 5100 dal 1975.” Con queste parole, un uomo di nome John Titor si presentò in un forum Internet il giorno 2 novembre 2000. Ovviamente, nessuno, immediatamente, volle credergli, ritenendo le sue parole semplicemente i deliri di un pazzo. I post che John Titor inviò successivamente, però, le discussioni che sostenne, le risposte alle domande che gli furono poste, fecero cambiare idea a molti, i quali finirono per credere a quanto l’uomo affermava. La storia di John Titor, sedicente uomo del futuro, come spesso accade per argomenti come questi, affascina molto: sia perché fa un certo effetto parlare con qualcuno proveniente dal futuro di cose ancora da venire, sia perché le implicazioni scientifiche hanno un sapore quasi fantascientifico e fanno sognare. Comunque sia, che quest’uomo sia un folle od un reale viaggiatore temporale, i suoi interventi hanno spaccato in due gruppi, “credenti” e “non credenti”, tutti coloro che si sono imbattuti nei suoi scritti. Vediamo perché.

Innanzitutto, vediamo di conoscere meglio l’uomo John Titor ed i motivi del suo viaggio. Il suo nome, tanto per cominciare, non è uno pseudonimo, ma il suo nome reale. Il sedicente viaggiatore del tempo afferma di essere originario di Tampa, in Florida, dove è nato nel 1998; tuttavia, non risulta che nessun Titor abitasse a Tampa nel 1998. Oltre a questo, John ci dice di aver combattuto come “partigiano” (di questo parleremo) all’età di 13-14 anni, dunque nel 2011. Nel 2029 è entrato in un programma militare sponsorizzato; nel 2033-2034 si è laureato: non si fa esplicitamente riferimento al corso di laurea, ma John dice che il suo background è storico: dunque, anche per il suo lavoro, possiamo ipotizzare si sia laureato in storia; di sicuro, visto che lo dice lui stesso, possiamo escludere si laureato in fisica o sia un tecnico di computer.La copertina del manuale tecnico della macchina del tempo. La scritta in alto dice: Restricted File: CMIM-20CS/4005; le scritte in basso portano le date delle ultime modifiche: March, 21, 2034; Revised July, 30, 2034; Revised September, 21, 2035; Revised March, 6, 2036. Raggiunto un grado nella gerarchia militare paragonabile a quello di Maggiore, Titor entra a far parte del programma per il viaggio nel tempo. Il suo livello di preparazione gli consente soltanto viaggi nel passato, per il momento. Quello che lo ha portato nella nostra epoca è uno dei primi.

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