Fusione fredda: l’E-cat da 1 MW supera il test e convince il cliente che rimane misterioso

ottobre 31, 2011

Test sull’E-cat da 1 MW riuscito. Cliente misterioso apparentemente soddisfatto. Siamo dunque a un passo dalla svolta? Forse è ancora presto per affermare che la fusione fredda sarà il miracolo energetico del futuro, ma stando alle parole di Andrea Rossi pronunciate a fine esperimento (guarda il video) pare proprio di si.

Basta leggere il report di Daniele Passerini, l’unico blogger che è stato autorizzato ad assistere e che ieri ha fornito aggiornamenti in tempo reale sull’andamento dell’esperimento via Twitter, ma anche i più dettagliati resoconti apparsi su NyTekniKPESN per constatare che l’E-cat funziona.  Anche se, a causa di un problema tecnico, in accordo col cliente staniero, si è deciso di farlo funzionare a metà regime.

Ed è così che Energy Catalyzer con pochi grammi di nichel e idrogeno è riuscito a produrre in 5 ore di funzionamento autosufficiente 2,635 kWh per una potenza media di circa 470 kW.

Rimane invece il mistero sull’identità dell’acquirente straniero rappresentato dall’ingegner Domenico Fioravanti, ma rimasto nell’anonimato: neanche i presenti sono riusciti a carpire informazioni sul grande gruppo industriale che sta per investire sulla fusione fredda di Rossi e Focardi.

A fine esperimento Rossi ha risposto alle domande dei giornalisti presenti (e selezionati). Data l’esclusiva ad Associated Press e fatti rimanere fuori le truppe del Tg2, per saperne di più vi rimandiamo a questo video e ai resoconti di chi ha potuto assistere al “miracolo”

Il primo post scritto da Daniele Passerini per 22 passi

Il primo articolo scritto da Sterling Allan per PESN

Il primo articolo scritto da Mats Lewan per Ny Teknik

Fonte: Greenme


Buco dell’ozono in Antartide si espande: è il nono più grande di sempre

ottobre 21, 2011

Il buco dell’ozono al di sopra dell’Antartide, che normalmente si espande in ogni primavera dell’emisfero australe, ha raggiunto il suo picco massimo il 12 Settembre, raggiungendo un’estensione di 26 milioni di kmq. Una superficie che copre quindi l’intera Antartide, risultando estesa circa 14 milioni di kmq. L’ampiezza del buco dell’ozono è risultato così il nono più grande di sempre.

La NASA e la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) continuano a monitorare mediante l’utilizzo di palloncini sonda e misure satellitari, i livelli di ozono e la presenza di sostanze inquinanti che contribuiscono alla distruzione dello stesso nella stratosfera.

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Fusione fredda: l’E-cat funziona! I risultati del nuovo test

ottobre 10, 2011

E-cat_fusione_fredda

La fusione nucleare a freddo è realtà? A quanto pare sì perché l’E-cat, non è una bufala, ma funziona! Almeno stando all’ultimo test effettuato nuovamente a Bologna per verificare se il tanto discusso prototipo di reattore messo a punto dall’ingener Rossi e dal fisico Focardi –  l’Energy Catalyzer  – produce veramente più energia di quanta ne consumi.

Davanti agli occhi di un ristretto e selezionato gruppo di scienziati, addetti commerciali e giornalisti, in un capannone nella periferia industriale di Bologna, nello stesso luogo dove era stato mostrato al mondo per la prima volta, lo scorso 6 ottobre è stato effettuato un altro test privato sulla fusione fredda durato oltre 10 ore. In questo lasso di tempo l’E-cat avrebbe prodotto, stando ai suoi  ideatori, una quantità di energia in grado di “alimentare per diverse ore uno stabile di tre appartamentiad un costo praticamente nullo visto che ha impiegato per la reazione solo un grammo di idrogeno. E per la prima volta il misterioso apparecchio che tanto ha fatto parlare di sé, è stato aperto e diffuso il video in anteprima  da Radio RCD.

Nel video rilasciato da Radio RcD viene presentata la cronca della giornata commentata direttamente da Andrea Rossi con tanto di interviste a Focardi, Peterson e al Prof. Stremmenos. “Difficile dire con totale certezza cosa sia effettivamente avvenuto: gli scienziati presenti erano comprensibilmente “abbottonati”. Tuttavia si avvertiva nei presenti  una certa (a volte inconfessabile)  percezione di star assistendo a qualcosa di reale. I dati che è stato possibile raccogliere dimostrerebbero che in regime di autosostentamento vi è una produzione di energia, non enorme, ma concreta, costante e ampiamente misurabile. A rendere sempre incerta la questione c’è la riservatezza e il limite alla visibilità dei principi di funzionamento dell’apparato posti dall’ing. Andrea Rossi, che ha in corso una pratica di brevetto e vuole preservare il segreto industriale per una futura commercializzazione di questi apparecchi”, si può leggere nell’articolo.

Oltre ai giornalisti di Radio RCD per l’Italia erano presenti i corrispondenti di Focus e Radio 24, mentre per la Svezia Ny Teknik il cui inviato Mats Lewan ha pubblicato il primo report in assoluto che ha fatto il giro del mondo in questo week end , tradotto anche sul  Blog italiano “22passi”. E’ proprio il blogger italiano di 22 passi Daniele Passerini ad aver informato in tempo reale i suoi “followers” via Twitter.

Tra i ricercatori presenti, invece, il chimico Roland Pettersson,  professore associato presso l’Università di Uppsala e collega del prof.  Kullander che ha pubblicato nel corso dell’anno un report sull’E-cat “Sono convinto che funzioni, ma c’è ancora spazio per ulteriori misure”, ha dichiarato Pettersson a Ny Teknik dopo il test.

Come nei test passati, l’avvio è stato ottenuto scaldando l’E-cat con una resistenza elettrica per circa 4 ore in modo tale da raggiungere una stabilità sufficiente. Questa volta però, al contrario del passato,  “è stato possibile aggirare il controverso calcolo dell’energia in base alla vaporizzazione immettendo il vapore dal catalizzatore di energia in uno scambiatore di calore, dove veniva riscaldato un flusso d’acqua”.

A questo punto è stata tolta l’alimentazione alla resistenza e il reattore ha funzionato autoalimentandosi per circa tre ore e mezza / 4 ore senza che si riscontrasse alcun calo nella resa e producendo, stimato per difetto, un’energia compresa tra i due e i tre kW.

L’E-cat, una minicentrale domestica da 1 MW, dunque, è rimasto in auto sostentamento dalle 15:00 alle 19:00 e spento toltamente alle 22:00. Un tempo forse troppo limitato per convincere i più scettici, ma che è servito per far salire l’entusiasmo e puntare l’attenzione su questo prototipo che promette di rivoluzionare il mondo.

A breve non sono previsti ulteriori esperimenti, anzi Rossi rilancia affermando che “fra qualche mese il prodotto sarà sul mercato, e il test migliore lo faranno i clienti: se non funziona, lo restituiranno.” La nuova era dell’energia ha inizio?

Simona Falasca

Fonte: greenme.it

I neutrini e la velocità della luce: facciamo il punto

settembre 28, 2011

di Prof. Fausto Bersani Greggio (Liceo Scientifico A. Volta – Riccione)

La scoperta di neutrini che viaggiano a velocità superiore rispetto a quella della luce dovrà essere confermata, ma nel frattempo si sono scatenati titoli sensazionalistici: vediamo di fare il punto e di chiarire la situazione…

La notizia del giorno riguarda l’ipotetica scoperta che i neutrini viaggino a velocità superiore a quella della luce. A comunicarlo sono stati gli scienziati di OPERA (Oscillation Project with Emulsion-tRacking Apparatus), un progetto internazionale a guida italiana che ha il suo ‘cuore’ nelle viscere di una montagna in Abruzzo, all’interno dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dove opera l’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare). Il gigantesco rivelatore alto come una casa di tre piani e del peso di 4000 tonnellate, in quasi tre anni di attività ha registrato l’arrivo di oltre 16.000 neutrini lanciati dai laboratori del CERN (Centro Europeo di Ricerca Nucleare) di Ginevra [1].

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Dinosauri: non fu l’asteroide Baptistina a provocarne l’estinzione

settembre 28, 2011

baptistina

La teoria tradizionale vuole che i dinosauri si siano estinti 65 milioni di anni fa in seguito all’impatto di un asteroide sulla Terra, nel Golfo del Messico. Ci sono prove a conferma dell’evento. Tuttavia, oggi ci sono altre ipotesi che metterebbero in discussione tale teoria e potrebbero ‘scagionare’ l’asteroide come possibile indiziato dell’estinzione dei dinosauri.

È della Nasa lo studio basato sulle osservazioni effettuate dal satellite WISE (Wide-Field Infrared Survey Explorer) che, di fatto, scagionerebbe l’asteroide noto col nome Baptistina, colpevole di aver alterato l’equilibrio planetario e causato l’estinzione di massa dei dinosauri. Nuovi dati risultanti dalle analisi fatte sui resti del grande oggetto celeste rivelano che questo si sarebbe ridotto in una miriade di frammenti nell’impatto con un altro corpo.

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Eso: scoperti 50 nuovi esopianeti

settembre 13, 2011

terra_eso

Una scoperta senza precedenti quella annunciata da Michel Mayor dell’Università di Ginevra nel corso della conferenza Extreme Solar Systems in corso negli Usa, 50 nuovi esopianeti, ossia pianeti situati al di fuori del nostro sistema solare, sono stati scoperti dallo spettrografo HARPS, di cui è dotato il telescopio dell’Osservatorio ESO di La Silla, in Cile.

A rendere ancora più sensazionale la notizia è il fatto che 16 dei 50 pianeti possono essere considerati delle “super-Terre“. Si tratta infatti di corpi celesti più grandi del nostro pianeta ma sicuramente più piccoli rispetto a giganti gassosi del calibro di Giove.

Il numero di esopianeti scoperti simultaneamente dell’Eso è il più grande mai ha annunciato finora. Spiega Mayor: “Le scoperte effettuatte grazie ad HARPS (High Accuracy Radial velocity Planet Searcher) hanno superato tutte le aspettative e comprendeno una popolazione eccezionalmente ricca di super-Terre e pianeti simili a Nettuno, con sistemi dotati di stelle simili al nostro sole. Inoltre, i nuovi risultati mostrano che il ritmo delle scoperte sta accelerando”

In otto anni di ricerche e studi, durante i quali ha utilizzato la tecnica della valocità radiale, Harps ha scoperto oltre 150 esopianeti, due terzi dei quali hanno masse inferiori a quella di Nettuno. A cio vanno aggiunte 376 stelle simili al Sole. Grazie alle indagini effettuate, inoltre, gli astronomi hanno migliorata la stima di quante probabilità ci siano che una stella come il Sole possa ospitare pianeti di piccola massa, rispetto ai giganti gassosi. È stato scoperto anche che circa il 40% di queste stelle hanno almeno un pianeta meno massiccio di Saturno.

Questi pianeti saranno tra i migliori obiettivi per i telescopi spaziali del futuro alla ricerca di eventuali tracce di vita nell’atmosfera dei pianeti, di firme chimiche, come l’ossigeno“, spiega Francesco Pepe dell’Osservatorio di Ginevra.

Tra gli esopianeti più interessanti vi è di certo quello battezzato come HD 85512 b, con una massa 3,6 volte quella della Terra, che si trova ai margini della zona abitabile. una zona ristretta attorno ad una stella in cui l’acqua può essere presente in forma liquida, qualora le condizioni fossero adeguate.

Si tratta del pianeta con la massa più bassa scoperto con il metodo della velocità radiale che potenzialmente si trova nella zona abitabile della sua stella e il secondo pianeta di massa limitata scoperto da HARPS nella zona abitabile”, ha confermato Lisa Kaltenegger del Max-Planck-Institut per l’Astronomia di Heidelberg, che ha preso parte alla ricerca.

Nuovi punti di partenza per nuove indagini nel cielo. Tra 10 o 20 anni, fa sapere Mayor, l’uomo potrebbe conoscere i pianeti potenzialmente abitabili nei “paraggi” del sole.

E chi vivrà vedrà.

Fonte: nextme.it

La Terra avvolta nell’antimateria

agosto 6, 2011

La Terra sarebbe avvolta da un gusciodi antimateria: intrappolata nel nostro campo magnetico, e potenzialmente potrebbe rappresentare un’enorme fonte di energia.

È quanto si afferma in una ricerca  pubblicata su Asthrophysical Journal Letters, condotta grazie all’esperimento internazionale Pamela, coordinato dall‘Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e condotto in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana.

Lo strumento Pamela (Payload for Antimatter Matter Exploration and Light-nuclei Astrophysics), creato quasi interamente in Italia, è un vero e proprio cacciatore di antimateria  in orbita intorno alla Terra a bordo del satellite russo Resurs-DK1 tra i 350 e i 600 chilometri sopra le nostre teste.

Grazie alle misurazioni effettuate tra il luglio 2006 e il dicembre 2008, Pamela è riuscita a contare per la prima volta ben 28 antiprotoni (le particelle-specchio che vivono nell’antimondo e sono opposte rispetto ai protoni) intrappolati nel campo magnetico terrestre.

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