Wikileaks: ecco i documenti segreti delle torture di Guantanamo

maggio 4, 2011

GUANTANAMO.  A Guantanamo  si combatte. E’una guerra psicologica e fisica. Un braccio di ferro tra i prigionieri e l’amministrazione Usa che, dall’11 settembre 2001, ha dato inizio alla War of terror (la guerra del terrore) contro AlQaeda. Ma Guantanamo non è un carcere come gli altri: non a caso è stato ribattezzato The battle lab (il laboratorio della guerra) «dove migliaia di detenuti  sono sottoposti ad esperimenti umani e psicologici», spiegano il generale Mike Dunlean ed il Maggiore Geoffrey Miller che hanno coniato l’espressione. A svelare i retroscena nascosti  di Guantanamo  ci pensa ancora una volta Wikileaks che pubblica documenti di Stato, files e testimonianze di quanti hanno preso parte, assistito o subìto torture e sevizie.

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Bitcoin: una moneta online che sfida banche e governi

aprile 27, 2011

Bitcoin comincia già a far notizia di sè in qualche giornale mainstream. L’articolo che proponiamo è stato pubblicato il 16 Aprile su techland.time.com e scritto da Jerry Brito, un ricercatorie senior al Mercatus Center[1] della George Mason University[2] e direttore del suo programma tecnologico. E’ anche Adjunt Professor nella stessa università. Il suo articolo dimostra di aver capito la portata potenzialmente rivoluzionaria di questa nuova tecnologia.

Bitcoin: una moneta online che sfida banche e governi

di Jerry Brito, techland.time.com

Sul finire dell’anno scorso, quando WikiLeaks cominciò a rilasciare le scottanti comunicazioni di svariati dipartimenti statali, molte persone hanno pensato di mostrare solidarietà con il gruppo facendo loro una donazione. Scoprirono però che molte agenzie di pagamento si rifiutavano di trasferire i fondi a WikiLeaks a causa, secondo alcuni, di pressioni governative. Paypal addirittura arrivò a bloccare il loro account impedendogli quindi di accedere ai fondi che avevano già disponibili.

“Hey Visa, Mastercard, Paypal: quelli sono soldi miei!”, scrisse su tweeter Jeff Darvis all’epoca. “Come vi permettete di di dirmi come devo o non devo spenderli?”

Gli intermediari come punto di passaggio obbligato

Che le agenzie di pagamento debbano o meno poterci dire come spendere online i nostri soldi, il fatto è che possono farlo. Facciamo affidamento su terzi per le transazioni online, e quando il governo vuole in qualche modo limitare il modo con cui usiamo i nostri soldi online è a loro che si rivolge.

Il gioco d’azzardo online oppure le scommesse sportive sono perfettamente legali in paesi come Inghilterra, Irlanda ed Australia, ed un residente degli Stati Uniti non avrebbe nessuna difficoltà ad accedere a siti web di quelle nazioni. Ma poter effettuare una scommessa è un altro paio di maniche, …

… a causa della UIGEA (Unlawful Internet Gambling Enforcement Act del 2006[3]), che prevede il blocco dei pagamenti nei confronti di siti che fanno gioco d’azzardo o scommesse online.

Analogamente il Congresso degli Stati Uniti sta progettando di fare una legge simile alla proposta COICA (Combating Online Infringement and Counterfeits Act[4]) che non solo permette al Dipartimento di Giustizia di sequestrare i domini di siti sospettati di vendere merce contraffatta e piratata, ma prevede il blocco dei pagamenti a siti presenti su di una black list.

Per effettuare transazioni online è necessario avere un account con un sito di terze parti come PayPal ed affidare a lui la richiesta di pagamento nei confronti del beneficiario scelto. Il concetto di “contante elettronico” non è nemmeno mai esistito, cioè una forma di danaro che potesse essere scambiata in maniera anonima e senza intermediari.

Cioè, non c’è mai stato fino ad ora.

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WIKILEAKS TORNA SUGLI UFO

febbraio 11, 2011

Wikileaks torna sugli Ufo con una notizia clamorosa <br/> Nel 2004 fu guerra tra Usa e una flotta aliena!Assange, ritorna sugli Ufo. In una recente intervista alla CBS, dichiara che sarebbero stati intercettati messaggi criptati relativi ad un rapporto dell’European Union Times nel quale si descriverebbe una guerra segreta tra Stati Uniti e una base UFO nel Sud del Pacifico. Il caso ‘Wikileaks UFO’ è ora al vaglio dello US Navy Network Information Center, con base a Camp Pendleton, in California. Il mondo attende col fiato sospeso. Almeno così dice il Guardian.

di SONIA T. CAROBI
Aveva detto di non possedere niente di “esclusivo” su tutta la solfa Ufo e Alieni. Poi, quasi per gettare acqua sul fuoco sacro delle attese di tanti, aveva pubblicato un documento che azzerava ogni speranza. Uno stralcio di una dichiarazione rilasciata da tal Yuriy Zhadobin, pomposamente definito capo dell’Intelligence bielorusso. Andare a caccia di extraterrestri è solo uno spreco di denaro. Chiusa qua.
Inutile dire che in qualche settimana il fascino di Wikileaks, almeno per gli appassionati dell’argomento, era andato giu’ in picchiata. Dal bunker di Stoccolma non sarebbero arrivate rivelazioni clamorose. E invece…

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WIKILEAKS, ASSANGE RIVELA ANCHE: “PRESTO ONLINE FILE SU UFO”

gennaio 12, 2011

I legali di Julian Assange stanno trattando con Scotland Yard la consegna del fondatore di Wikileaks che potrebbe essere rinviata alla prossima settimana. Lo scrive oggi il Times. Il quotidiano britannico cita fonti di Scotland Yard che giovedì sera ha ricevuto dalle autorità svedesi le richieste aggiuntive relative al mandato di arresto di Assange per reati sessuali. Il Times parla di un gioco del «gatto col topo» tra Scotland Yard e Assange parallelo a quello in atto per mantenere aperto il sito ‘tutto segretì che ha messo in imbarazzo le diplomazie di mezzo mondo. Assange si troverebbe da oltre un mese in Gran Bretagna e, secondo fonti riportate dai media britannici, la polizia sa da allora dove si trova. In ottobre, all’arrivo nel Regno Unito con un visto di sei mesi, il capo di Wilileaks ha del resto fornito un indirizzo del sud est dell’Inghilterra e un numero di cellulare, ha detto il suo avvocato Mark Stephens. La magistratura svedese, secondo il Times, ha fatto pervenire alla polizia britannica un mandato che elenca nei confronti dell’hacker australiano, un’accusa di stupro, due di molestie sessuali e una di coercizione illegale. Stephens, secondo quanto riporta il Daily Express, ha detto che Assange si è più volte offerto di incontrare gli investigatori svedesi presso l’ambasciata svedese a Londra o un commissariato britannico, un’asserzione confermata dal suo collega svedese Bjorn Hurtig in una intervista alla Reuters. I legali hanno detto che si batteranno in tribunale contro ogni tentativo di estradare il loro cliente dalla Gran Bretagna. Ieri, rispondendo sul sito del Guardian alle domande dei lettori, Assange aveva detto di temere per la sua vita, essendoci «superpotenze» tra i soggetti al centro delle rivelazioni diffuse da Wikileaks: «Le minacce per le nostre vite sono di pubblico dominio. Da parte nostra prendiamo tutte le precauzioni necessarie, ma nella misura in cui ciò è possibile trattandosi di superpotenze»

ANCHE PAYPAL ABBANDONA WIKILEAKS Anche il sistema di protezione dei pagamenti online, Paypal, ha abbandonato Wikileaks a se stesso: in un comunicato diffuso sul suo sito, Paypal ha annunciato che non sosterrà più i trasferimenti di denaro verso il sito di Julian Assange. La motivazione, precisa il più diffuso sistema di pagamenti web, è che «Wikileaks ha violato la nostra policy, perchè non possiamo essere utilizzati per sostenere attività che incoraggiano, promuovono o facilitano attività illegali»
FRATTINI: “A RSICHIO RAPPORTI INTERNAZIONALI” Se le rivelazioni di Wikileaks alimentano la sfiducia tra i Paesi, «possono mettere a repentaglio le relazioni internazionali, causando una pericolosa reticenza nelle discussioni e portare eventualmente a uno stallo nei negoziati, con conseguenze distruttive per le nostre prospettive di sicurezza». Lo ha ribadito il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nel suo intervento al ‘Manama Dialoguè in Bahrein, foro internazionale sui temi della sicurezza regionale. «Quanto è accaduto con le rivelazioni di Wikileaks – ha aggiunto – non può essere relegato al campo alla sfera delle semplici minacce alla sicurezza delle informazioni e delle comunicazioni. Ma è un attacco alla stabilità della comunità internazionale».
FRATTINI: “GLI USA MONITORERANNO LA SICUREZZA” Gli Stati Uniti «sono seriamente intenzionati, come lo siamo noi, a monitorare la sicurezza delle informazioni, per evitare che in futuro degli attacchi così gravi al sistema diplomatico internazionale si ripetano». Lo afferma il ministro degli Esteri, Franco Frattini, riferendo del suo incontro col segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, avvenuto ieri sera, in occasione della inaugurazione del «Manama Dialogue», la conferenza sulla sicurezza regionale che si sta svolgendo in Bahrein. Nel suo intervento alla conferenza, ieri, la Clinton, parlando della questione Wikileaks, aveva detto che è «probabilmente impossibile avere reti completamente sicure con così tante informazioni che circolano 20 ore su 24», ribadendo però che gli Stati Uniti continueranno a rafforzare i propri sistemi di sicurezza.
IL MANDATO D’ARRESTO In molti vorrebbero vederlo dietro le sbarre. Su di lui pende un mandato d’arresto internazionale con l’accusa di stupro dietro il quale non manca chi ci vede lo zampino di intelligence incrociate. Il fondatore di Wikileaks Julian Assange è oggi il ricercato numero uno, ma lui ancora una volta sceglie il web: dal sito del Guardian oggi in diretta ha risposto alle domande dei lettori, 15 sulle oltre 900 postate in poco tempo. Dice di temere per la vita, ma che il ‘cablegate’ è inarrestabile: «la storia vincerà e il mondo sarà trasformato in un posto migliore», ha assicurato con toni profetici. Nonostante minacce e mandati di cattura, Assange afferma che lo tsunami di rivelazioni sulla diplomazia mondiale messo in moto da Wikileaks non si fermerà «qualsiasi cosa dovesse accaderci», dice, grazie ad un archivio che l’organizzazione annuncia ricchissimo e la cui chiave d’accesso è in possesso di oltre 100mila persone. E i siti hackerati vengono sotituiti di continuo. «L’archivio è stato diffuso a oltre centomila persone. Se ci accade qualcosa, le parti fondamentali saranno rilasciate automaticamente», assicura. A chi gli chiede se teme per la sua vita e quella dei suoi collaboratori il fondatore di Wikileaks ribadisce che le minacce esistono e sono di «pubblico dominio», che alla luce di queste vengono prese «tutte le precauzioni necessarie, ma nella misura in cui ciò è possibile trattandosi di superpotenze», precisa. Dice inoltre di essere certo che non tornerà in Australia, il suo Paese, sebbene ne abbia nostalgia. «Non solo sarà impossibile – dice – ma stanno (le autorità australiane ndr) lavorando attivamente per aiutare il governo degli Stati Uniti nei suoi attacchi contro di me e contro la mia gente.

E, ancora: risponde sul soldato Bradley Manning – che il Pentagono ritiene essere dietro alcune delle recenti rivelazioni – lo definisce «un eroe senza pari», mentre soddisfa la curiosità di un altro lettore rivelando che «sì, certamente ci saranno riferimenti ad Ufo ed extraterrestri nei documenti che devono ancora essere pubblicati». Il tono del’intervento dell’hacker più famoso del mondo – cominciato in ritardo rispetto all’annuncio del Guardian in mattinata a causa di problemi tecnici per stessa ammissione della testata che aveva comunque avvertito per tempo «Assange in rete in tempo reale, connessione Internet permettendo» – ha acquisito particolare pathos quando, in conclusione all’ultima domanda, Assange ha lanciato un vero e proprio appello: «Noi sopravviveremo? Questo dipende da voi»

“DA CLINTON GRANDE APPREZZAMENTO PER L’ITALIA” Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton «ha confermato il grande apprezzamento per l’Italia, come aveva fatto già pubblicamente (in occasione del Vertice Osce di Astana, ndr) per il sostegno che l’Italia dà alla policy americana in tutte le aree di crisi del mondo, a cominciare dall’Afghanistan». Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che riferisce del suo incontro con la Clinton, avvenuto ieri sera, in occasione della cena inaugurale del «Manama Dialogue», la conferenza sulla sicurezza regionale che sta avendo luogo in Bahrein

GHEDDAFI E IL DISASTRO NUCLEARE Un disastro nucleare sulle coste libiche per «dare una lezione all’Onu» che non aveva concesso a Muammar Gheddafi di piazzare la sua tenda a New York in occasione dell’Assemblea generale. È la nuova inquietante rivelazione contenuta nei file di Wikileaks resa nota da uno dei suoi media partner, il britannico Guardian. Sette contenitori metallici, ciascuno dal peso di diverse tonnellate, preposti «unicamente» al trasporto di materiale radioattivo e non alla sua «conservazione», contenevano 5,2 kg di uranio altamente arricchito (Heu) che vennero lasciati nei pressi della centrale nucleare libica di Tajoura, a 14 km da Tripoli dove sorge un impianto da 10 Megawatt costruito dai russi, «custoditi solo da una guardia armata, non si sa se con il fucile carico». Un intenso scambio di dispacci diplomatici tra ottobre e dicembre 2009, scrive il Guardian, dimostra la preoccupazione americana ma anche russa per il carico, che faceva «gola ai terroristi e agli Stati non-nucleari» che avrebbero potuto «facilmente rubarlo».«Gheddafi usa il botox e fa filmare tutti i suoi controlli medici per analizzarli dopo con i suoi dottori». Tutte «manie» queste che hanno spinto Washington a chiedere informazioni sul suo «stato di salute mentale».

Fonte: http://www.leggo.it


La svolta che cambierà i destini del mondo

gennaio 12, 2011
Assange è un programmatore e giornalista australiano ed ha legami con persone dei Servizi Segreti americani e di altri paesi del mondo. Grazie all’aiuto di un soldato americano di 22 anni, oggi condannato a 52 anni di carcere, ha dato il via alla più grande fuga di notizie della storia. Le prime pubblicazioni si sono avute nel corso del 2010 e concernevano il lato nero della medaglia delle guerre in medio oriente: si sparava sulla gente, non si badava ai diritti umani. Assange sta per pubblicare centinaia di migliaia di file riservatissimi dei governi del mondo che rischiano di compromettere i rapporti tra i governi.

In un momento storico in cui la Cina è diventata la prima potenza mondiale pur non avendo una democrazia evoluta ed in un momento in cui il “governo più democratico del mondo”, l’America, ancora non abolisce la pena di morte e promuove “guerre di pace” che non tengono conto dei diritti umani… Assange emerge con il solo scopo di dire alla gente quanto i governi sono disposti a mentire e a giocare i loro stessi popoli pur di contattare nell’oscurità. Assange fonda così Wikileaks, un sito web dislocato in vari server del mondo, soprattutto in Svezia, paese che garantisce la libera circolazione delle notizie nel web. L’intento di Assange è espresso già dal nome del sito: “fuga di notizie”. Qui sarà ospitata la più grande fuga di notizie della storia.

Assange ha segnato così una svolta nel mondo del giornalismo e della politica, dando voce al vero lato delle guerre, alla vera voce dei governi e al destino dei popoli concentrato nelle mani di pochi per volere delle multinazionali. Con Assange possiamo finalmente dire che la “politica occulta” non è un’invenzione, ma la realtà.

Oggi Assange è l’uomo più ricercato al mondo. Vive segregato e non si sa dove.

Fonte:  Julian Assange contro il complotto mondiale


Wikileaks annuncia nuovi documenti Al Jazeera: “Torture e civili uccisi”

gennaio 12, 2011

Wikileaks ha preannunciato per domani una nuova pubblicazione di documenti segreti, senza specificare quale sarà il tema. Citando non meglio precisate fonti del sito fondato da Julian Assange, la tv araba Al Jazeera ha anticipato rivelazioni su torture e crimini commessi in Iraq dagli stessi iracheni e dagli americani nel periodo che va dal gennaio 2004 alla fine del 2009 e sul bilancio delle vittime del conflitto, almeno 109 mila morti (il 63% dei quali civili) dal momento dell’invasione all’anno scorso. Immediata la reazione dell’amministrazione di Washington che tramite il segretario di Stato Hillary Clinton  ha condannato “nei termini il più chiari possibile” la divulgazione di qualsiasi documento che metta a rischio la vita di soldati o civili americani.
Secondo la ricostruzione fornita da Wikileaks su Twitter, i nuovi documenti erano stati dati ad alcuni mezzi di informazione internazionali in vista di una conferenza stampa convocata per domani a Londra. Ma Al Jazeera ha rotto l’embargo e i dossier sono finiti in rete già oggi. Dossier che rivelano “numerosi casi di tortura praticati da poliziotti e soldati iracheni nei confronti di prigionieri iracheni”, mentre gli statunitensi “erano al corrente del ricorso alla tortura autorizzato dallo Stato (iracheno), ma hanno ordinato alle loro truppe di non intervenire”. Inoltre, ha aggiunto l’emittente, “centinaia di civili sono stati uccisi durante il conflitto a posti di blocco dell’esercito americano”.
A quanto pare, i dossier, quasi 400.000 rapporti dell’esercito Usa, sono stati passati a Wikileaks dallo stesso analista dell’intelligence militare Bradley Manning che avrebbe dato al sito una tranche di 90 mila documenti sulla guerra in Afghanistan che furono pubblicati a fine luglio. Al Jazeera ha avuto accesso ai documenti per le ultime dieci settimane. Tra i media che hanno avuto acceso ai dossier c’è il britannico Guardian che ha pubblicato online un primo resoconto delle rivelazioni.
Wikileaks scatenò un putiferio mesi fa 1, rendendo pubblici 77.000 documenti sulla guerra in Afghanistan, e annunciando di averne nel cassetto altri 15.000 altrettanto esplosivi. Lo “scoop”, incentrato sui rapporti riservati dei comandi Usa che hanno rivelato numerosi punti oscuri – a cominciare dalle squadre con licenza di uccidere i leader di Al Qaeda e dall’insofferenza per l’attività di Ong come Emergency – ha fatto piovere sulla testa di Assange moltissime critiche. “Assange – protestò il capo degli Stati maggiori Usa, Mike Mullen – può dire tutto quello che vuole sulle sue fonti e sul suo diritto a pubblicare documenti segreti, ma la verità è che sulle sue mani c’è il sangue dei nostri soldati”.
Poi su Assange è caduta una tegola pesante, con le accuse di stupro in Svezia 2 in un’inchiesta dai contorni oscuri, e un mandato di arresto spiccato e poi ritirato. “E’ uno sporco trucco”, accusò l’australiano puntando l’indice contro l’intelligence statunitense.
Proprio oggi, prima dell’annuncio della nuova pubblicazione, il segretario generale della Nato aveva lanciato un nuovo monito: “Queste fughe di notizie  sono molto inopportune e con conseguenze negative in materia di sicurezza e per le persone coinvolte”, aveva detto Anders Fogh Rasmussen, nel corso di una conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco Angela Merkel a Berlino. “Potrebbero mettere in pericolo la vita dei soldati e dei civili”, aveva aggiunto.
Una posizione ribadita anche da Washington, con il Pentagono che ha messo in guardia sul fatto che i documenti militari segreti che stanno per essere pubblicati da Wikileaks “possono minacciare le truppe Usa o gli iracheni che cooperano con gli americani”. Ciononostante, “per quanto riguarda la natura dei fatti contenuti in questi documenti, anche nei casi in cui iracheni innocenti sono stati uccisi o dove vi sono accuse di abusi ai danni di detenuti, si tratta di cose già emerse nel corso del tempo”, ha detto il portavoce del dipartimento alla Difesa Dave Lapan. I militari statunitensi hanno infatti già pronto un team di 120 esperti per analizzare la nuova documentazione. Anzi, gli americani sostengono di sapere già da dove arrivi lo “scoop”: da un database iracheno, e chiedono che siano “restituiti i documenti trafugati”.

Fonte: Repubblica.it


Wikileaks svela e diffonde i documenti segreti sulla guerra in Afganistan

gennaio 12, 2011

WASHINGTON – È la più grande fuga di notizie della storia militare americana: notizie che parlano di civili morti e di cui non si è saputo nulla, di un’unità segreta incaricata di ‘uccidere o fermare’ qualsiasi talebano anche senza processo, delle basi di partenza in Nevada dei droni Reaper (aerei senza piloti), della collaborazione tra i servizi segreti pakistani (Isi) e i talebani. Questo e molto di più, sugli archivi segreti della guerra in Afghanistan, è svelato da Wikileaks – il portale Internet creato per pubblicare documenti riservati – al New York Times, al Guardian e al Der Spiegel. E subito la Casa Bianca ha espresso una ‘dura condanna’ per la diffusione di informazioni che possono minacciare la sicurezza del Paese e degli alleati. I tre organi di stampa che hanno accettato di pubblicare le informazioni lo hanno fatto, hanno spiegato, perché i dati sarebbero stati diffusi su Internet: “La maggior parte delle relazioni è rappresentata da documenti di routine banali, ma molti hanno un impatto rilevante su una guerra che dura quasi da nove anni”, ha detto il New York Times, mentre il britannico Guardian afferma che i documenti, che rivelano il numero crescente di civili uccisi dalle forze della coalizione e dai talebani, “danno un’immagine devastante della guerra e del suo stato di fallimento in Afghanistan”.

Sei anni di guerra. Il periodo considerato va dal gennaio 2004 al dicembre 2009, sia sotto l’amministrazione Bush che quella Obama per un totale di 92 mila rapporti del Pentagono; una quantità enorme di documenti da cui emerge un’immagine devastante di quello che è realmente successo in Afghanistan: le truppe che hanno ucciso centinaia di civili in scontri che non sono mai emersi, gli attacchi dei talebani che hanno rafforzato la Nato e stanno alimentando la guerriglia nei vicini Pakistan e Iran. E la conclusione è amara: “Dopo aver speso 300 miliardi di dollari in Afghanistan, gli studenti coranici sono più forti ora di quanto non lo fossero nel 2001”.

La reazione della Casa Bianca. Non si è fatta attendere la dura condanna da parte della Casa Bianca, alla fuga di notizie: “Possono mettere a rischio – ha detto il consigliere per la sicurezza nazionale di Barack Obama, il generale James Jones- la vita degli americani e dei nostri alleati, e minacciare la nostra sicurezza nazionale”. Anche l’ambasciatore del Pakistan negli Stati Uniti, Husain Haqqani, ha manifestato il suo disappunto, definendo “irresponsabile” la pubblicazione del materiale riservato. La Casa Bianca ha anche dichiarato che la diffusione da parte di Wikileaks dei 92mila documenti è una violazione delle leggi federali e rischia di danneggiare le forze armate statunitensi. Il portavoce Robert Gibbs ha spiegato che il presidente Barack Obama è stato avvertito la scorsa settimana dell’imminente pubblicazione dei documenti, dopo che funzionari del governo erano entrati in contratto con alcuni membri di Wikileaks. Il fondatore del portale, Julian Assange, ha fatto sapere che la sua organizzazione è in possesso di ulteriore materiale riservato (migliaia di documenti) sulla guerra americana in Afghanistan. Alla condanna della Casa Bianca si sono uniti Gran bretagna e Pakistan e lo stesso ha fatto il presidente afghano Hamid Karzai, aggiungendo tuttavia che gran parte delle informazioni contenute nei documenti non sono nuove.

Pakistan, amico-nemico
. Dai documenti emerge, tra l’altro, che “il Pakistan, ostentatamente alleato degli Stati Uniti, ha permesso a funzionari dei suoi servizi segreti di incontrare direttamente i capi talebani in riunioni segrete per organizzare reti di gruppi militanti per combattere contro i soldati americani, e perfino per mettere a punto complotti per eliminare leader afghani”. Ma c’è di più: nei documenti si legge che “l’intelligence pakistana (Directorate for Inter-Services-Intelligence) lavorava al fianco di al Qaeda per progettare attacchi” e “faceva il doppio gioco”. Lontano dai riflettori mediatici, scrive il New York Times, sia l’amministrazione guidata da George W. Bush, sia quella dell’attuale presidente Usa Barak Obama hanno accusato i servizi di intelligence pakistani di complicità negli attacchi in Afghanistan. Funzionari dell’esercito americano hanno anche redatto una lista dei militari e degli agenti segreti pakistani che, a loro avviso, collaboravano con i Talebani. Uno scenario, quindi, completamente in contrasto con l’immagine dell’alleato pakistano presentato al pubblico americano.

E Washington, stando a quanto emerge, sembra voler ignorare il doppio gioco di Islambad. Secondo i documenti citati, anche l’amministrazione Obama, malgrado le roboanti minacce di “intervento diretto” dell’allora candidato democratico alla presidenza, non ha cambiato nulla. Questo mese il segretario di Stato, Hillary Clinton ha annunciato “altri 500 milioni di dollari” in aiuti a Islamabad, definendo Usa e Pakistan “partner uniti da una causa comune”.

Accuse respinte al mittente. Informazioni “senza alcuna sostanza”. Il Pakistan respinge le accuse contenute nel rapporto d’intellilgence Usa. Hussain Haqqani, ambasciatore pachistano a Washington, citato dall’agenzia di Stato pachistana App ha dichiarato che il rapporto è contrario “alla realtà attuale sul terreno” e riflette “nient’altro che i commenti e le voci diffuse da una sola fonte”. Secondo il diplomatico di Islamabad, inoltre, “è irresponsabile far trapelare un rapporto dal terreno ancora non elaborato”. Smentendo il rapporto, ha detto l’ambasciatore, le forze armate e i servizi pachistani stanno seguendo una strategia chiara per combattere ed isolare i terroristi che stanno ormai colpendo anche civili e ufficiali pachistani. “Gli Stati Uniti, l’Afghanistan e il Pakistan – ha dichiarato – sono partner strategici e stanno lavorando insieme per sconfiggere al-Qaeda e i suo alleati talebani, militarmente e politicamente”.

Karzai: “Niente di nuovo nei documenti”
. Non c’è nulla di particolarmente nuovo, secondo il presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai, nei documenti resi disponibili da Wikileaks. Il pensiero di Karzai è stato riportato oggi a Kabul dal suo portavoce, Wahid Omar che, nel corso di una conferenza stampa, ha anche commentato le notizie riguardanti la possibilità che la Coalizione internazionale abbia causato la morte accidentale di una quarantina di civili 1 nella provincia meridionale di Helmand. “Molto di quanto è emerso – ha aggiunto Omar – riguarda le vittime civili e lo sforzo per nasconderle, e il ruolo di certi servizi segreti in Afghanistan. La prima reazione di Karzai – ha proseguito – è stata: ‘Guarda che questo non è affatto una cosa nuova’”. E poi ha aggiunto: “Ovviamente i documenti contribuiranno a far prendere coscienza all’opinione pubblica internazionale sui due aspetti citati, ma per il resto in tutta questa faccenda non c’è nulla di sorprendente”.

Il fondatore di Wikileaks: “Crimini di guerra”. ”È compito del buon giornalismo parlare degli abusi di potere, e quando gli abusi di potere sono messi in luce c’è sempre una reazione contraria”. Julian Assange, fondatore del portale Wikileaks, ha dichiarato che le reazioni, le accuse e le polemiche scaturite dopo la diffusione dei file segreti sulla guerra in Afghanistan mostrano come il sito di informazioni stia svolgendo in maniera adeguata la sua missione giornalistica.

Nei documenti, ha aggiunto, “potrebbero esserci prove di crimini di guerra. Starà a un tribunale decidere se qualcosa è un crimine”, ha dichiarato. “Detto questo, nel materiale sembrano esserci prove di crimini di guerra”.

Wikileaks ha acquisito fama internazionale nel 2009 quando pubblicò i documenti interni della multinazionale Trafigura coinvolta in uo scandalo di rifiuti tossici in Costa d’Avorio. Prima del dossier afgano, lo scoop più sconcertante di Wikileaks è stato un video diffuso ad aprile di quest’anno che mostra un elicottero americano Apache mentre effettua un raid a Baghdad nel 2007. Una decina di civili furono uccisi in quell’attacco, che costò la vita anche a due reporter della Reuters.

La Germania vuole fare luce. “Occorre verificare se effettivamente ci sono nuove notizie nei documenti” ha dichiarato il ministro degli esteri tedesco, Guido Westerwelle, commentando i dati di Wikileaks a margine di una riunione a Bruxelles con gli omologhi europei. Da parte sua, il capo della diplomazia britannica, William Hague si è auspicato che la fuga di notizie sulla situazione in Afghanistan “non avveleni l’atmosfera” sul terreno. “Non ho letto nel dettaglio i documenti, ma non dovrebbero condizionare lo sforzo della comunità internazionale”, ha affermato Hague.

Fonte: http://www.repubblica.it


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